| Chiudere i centri di detenzione temporanea per immigrati: il senso e il significato di una battaglia. | |
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Nella notte del 28 dicembre a Trapani, dopo un tragico tentativo di evasione fallito e la successiva rivolta, quattro giovani tunisini perdono la vita. E’ l’epilogo di una breve ma già lunghissima storia; proprio nello stesso giorno, una scelta terribile dei tempi che ne dimostra tutta l’umanità, il Consiglio Regionale della Toscana approvava una mozione, presentata dai DS, che indica la possibilità di costruire uno di questi “luoghi maledetti” proprio nelle Regione Toscana. Nei giorni precedenti il prefetto di Firenze, Achille Serra, si era pesantemente schierato a favore della apertura del centro in un convegno su “Criminalità e Immigrazione”. Dopo qualche giorno moriva un giovane tunisino a Ponte Galeria, il centro di permanenza romano, dopo avere inutilmente chiesto aiuto per una notte intera. Il giovane tunisino era sposato con una donna italiana e aveva i documenti in “regola”, ciò nonostante era stato rinchiuso nel lager per “clandestini”. E’ l’articolo 12 della legge 40 del 1998 che prevede questa aberrazione giuridica. Si chiama Centro di Permanenza Temporanea Assistita un luogo in cui gli stranieri privi di permesso di soggiorno vengono detenuti con un provvedimento del questore - da spiccare nel caso in cui non sia possibile provvedere immediatamente alla loro espulsione. Sono luoghi in cui le persone trattenute non hanno commesso alcun tipo di reato, sono, quindi, luoghi della sospensione del diritto. E nonostante la legge preveda la possibilità di ricorrere all’assistenza legale, in questi posti uomini, donne , giovani di paesi diversi da quelli dell’Unione Europea vengono trattenuti, picchiati, fermati, costretti a dormire in container con altri detenuti, senza avere, lo ricordiamo,subito un processo perché non è stato commesso alcun tipo di reato. L’aberrazione giuridica sta proprio nella concezione dl diritto. Nella società del 2000 tutto è libero tranne le persone. La globalizzazione dei mercati, la circolazione dei prodotti, lo sfruttamento delle risorse, gli investimenti finanziari. Tutto, ma proprio tutto si fonda sulla circolazione di denari, merci, prodotti, ricchezze. Le persone NO. O meglio, la decantata politica dei flussi controllati diventa uno spartiacque inaccettabile sulla possibilità di circolare. E nemmeno l’allarme criminalità, motivo forte della destra e della sinistra di governo, diventa motivazione seria per l’istituzione dei Centri di Permanenza Temporanea. Infatti la catena migratoria irregolare come numeri e come consistenza è ben lontana da cifre allarmanti, ricordando infine, che la stessa criminalità organizzata trova la sua manovalanza non certo negli stranieri clandestini, ma, anzi, in immigrati che già al momento della partenza sono provvisti di documenti ed altro. C’è poi la necessità per le multinazionali che producono in Europa, così come fanno quelle in USA con i messicani ed i centroamericani, di avere a disposizione forza lavoro che non può esigere diritti. Lavoratori e lavoratrici che accettano qualsiasi condizione di lavoro e di paga perché non “esistono”, non dovrebbero trovarsi in quel luogo. Per i padroni sempre protesi all’abbattimento del costo del lavoro ci vuole forza lavoro immigrata e ci vuole “irregolare”, proprio perché non può sfuggire ad alcun ricatto. Questa aberrazione provoca una invalicabile barriera tra coloro che godono dei diritti e coloro, perché nati altrove, non possono godere neppure del diritto alla libertà. Come possono essere definiti una donna, un uomo“clandestini”? Forse i loro corpi sono invisibili? Dividendo il mondo tra un mondo di persone e un mondo di NON PERSONE e come tali senza la possibilità di difesa, neppure minima della propria esistenza. IN TOSCANA NESSUN LAGER DEVE ESSERE APERTO Questa battaglia politica e sociale, avviata in Toscana da oltre un anno, deve riprendere con maggiore intensità. Deve continuare il percorso avviato a Vada, con le mille contraddizioni inserite nelle istituzioni locali e con il lavoro di spina nel fianco del mondo dell’associazionismo, troppo spesso ridotto solo a motivazioni di “buonismo”; spesso privo di capacità politiche di diretto antagonismo alle scelte governative, anche quando queste sono agghiaccianti. DOPO PONTE GALERIA E TRAPANI Dopo i morti di fine anno, impazza la totale schizofrenia. Da un lato la logica, tutta diessina, di continuare a perpetuare la scelta dei campi lager ma di umanizzarli; dall’altro un insieme di proposte demenziali, proprie anche di una compagine governativa allo sbando, come la proposta di istituire i campi in Albania e in Turchia… Di sicuro la prima scelta è quella che cercheranno di fare passare. Lasciando il silenzio come motivo conduttore per qualche mese sui campi stessi. Il tentativo, neanche nascosto di coinvolgere strutture dell’associazionismo nell’operazione di recupero di identità dei campi lager è proprio di questi giorni. La stessa Regione Toscana nella mozione approvata parla di umanizzare i centri e di aprirli alle associazioni del volontariato. E un impianto da sconfiggere subito, perché detiene in sé un’altra aberrazione, propria della storia di parte della sinistra. Riformare qualcosa di IRRIFORMABILE. Qualcuno si ricorderà, per propria memoria storica il primo periodo di lotta al nucleare CIVILE E MILITARE, e come proprio la sinistra difendeva la scelta nucleare proponendo continue riforme nella sicurezza degli impianti: TUTTO MA MAI METTERE IN DISCUSSIONE LA SCELTA STESSA. Con la medesima logica la sinistra di governo si pone sulla questione dei Campi coinvolgere le associazioni, umanizzare le strutture, ma i campi si devono fare ! Per questi motivi, con le forti ragioni dei movimenti di base, dei centri sociali, e di molte associazioni il percorso intrapreso, e che ci accompagnerà nei prossimi mesi, è un percorso difficile, con infinite difficoltà di comunicazione prima tra tutte la ricostruzione di un tessuto che parli il linguaggio dell’eguaglianza in una società dove tanti valori e tante ragioni sono state spezzate proprio dalle logiche di mercato e di divisione. Tuttavia, questo percorso, queste ricchezze politiche devono trovare inevitabilmente un terreno comune. La non APERTURA DEL CENTRO DI PERMANENZA TEMPORANEA ASSISTITA in Toscana diventa motivo forte di battagliasulle istituzioni locali, diventa motivo forte di coinvolgimento diretto degli immigrati/e stessi, apre una prima pagina di storia sulla riconquista di diritti e bisogni sociali a partire proprio dalla possibilità di CIRCOLARE LIBERAMENTE. |