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S.O.S.
ITOIZ
TOUR EUROPEO 5 ANNI DI PRIGIONE PER DIFENDERE LA TERRA CONTRO UN INVASO IRRAZIONALE E ILLEGALE SOLIDARI@S CON ITOIZ |
Progetto dell’Invaso di Itoiz
Alcune informazioni
L’Invaso di Itoiz è un progetto ubicato nel nord est del Paese Basco (Euskal Herria) nella provincia di Navarra a 30 Km da Pamplona (Iruñea).L’Invaso si riempirebbe sfruttando l’acqua dei fiumi Irati e Urrobi.La sua capacità sarà di 418 ettometri cubici,con una altezza del muro della diga di 135 metri e una larghezza di 35 Km, inondando 1100 ettari.
Attentato ecologico e sociale
Con il riempimento dell’Invaso, scompariranno nove villaggi delle valli di Artze, Longida e Irati, colpendone parzialmente altri sei. In questo modo scomparirà un patrimonio storico-artistico di incalcolabile valore, con tutte le sue tradizioni e forme di vita che hanno resistito fino ai nostri giorni basandosi sul rispetto della Madre Terra.
L’Invaso di Itoiz inonderebbe tre zone considerate riserve naturali (Txintxurrenea, Gaztelu e Iñarbe), la zona di protezione circostante e due Z.E.P.A.S. (Zone Speciali di Protezione degli uccelli), creata dalla Comunità Economica Europea. La protezione con il suo riconoscimento legislativo dà idea della ricchezza naturale dell’ambiente (zone di transizione tra la realtà ambientale dei Pirenei e del Mediterraneo), e conseguentemente la necessità di proteggere le diverse specie animali in reale chiaro rischio di estinzione.
Questo è il caso dell’ avvoltoio rapace (alimoche), dell’Aquila Reale, dell’avvoltoio lionato (buitre leonado), del gufo Reale, del topo muschiato dei Pirenei e delle Lontre (che già si sono estinte a causa dei lavori di costruzione della diga).
False motivazioni per la realizzazione del Pantano
La scusa dell’irrigazione:
Una delle motivazioni per le
quali si pretende giustificare la costruzione dell’Invaso di Itoiz è
la irrigazione di 57.000 ettari della zona centrale e a sud di Navarra, per
raggiungere i quali sarebbe necessario costruire anche un grande canale di Km.177,
chiamato "Canale di Navarra"; tale progetto è già stato
annullato dall’Udienza Nazionale.
La politica agricola Comunitaria e gli accordi mondiali dell’O.M.C.(Organizzazione mondiale del Commercio), tendono a ridurre la superficie agricola coltivabile, non incentivando così la creazione di nuovi Ettari di irrigazione, ma tutto l’opposto. Inoltre, il recente piano approvato come "Piano Statale di Irrigazione", non contempla la creazione di un solo ettaro irrigabile derivante da questo progetto.
Come se non bastasse, competenti specialisti hanno realizzato studi dichiarando che l’investimento per questo ipotetico Piano di irrigazione non è redditizio, ma al contrario in perdita. Il loro consiglio è di non realizzarlo.
L’esperienza passata della diga di Riano, è un esempio storico della farsa e dell’inganno. Dopo quindici anni dalla sua realizzazione non è stato ancora creato un solo ettaro di terreno irrigato di quelli promessi.
L’inganno dell’uso
urbano – domestico e della produzione elettrica:
Un’altra giustificazione
che viene data alla realizzazione dell’Invaso è la necessità di
acqua potabile per la Capitale e la zona limitrofa. Questo significherebbe secondo
la Confederazione Idrografica del Ebro – CHE (Organismo incaricato della gestione
e della distribuzione dell’acqua), che la Capitale Pamplona (Irunea), riceverebbe
un rifornimento idrico tre o quattro volte superiore a qualsiasi altra Capitale,
(l.1430 giornalieri per abitante). Inoltre non esiste alcun progetto serio di
come canalizzare questa acqua.
La produzione di elettricità è un'altra delle giustificazioni.E’ stato necessario progettare una nuova Centrale Idroelettrica, che produrrebbe 52 G Watt/ora, poiché l’Invaso renderebbe inutilizzabili le quattro Centrali Idroelettriche situate sulle sponde del fiume Irati, che attualmente producono 34,6 G Watt/ora, il cui smantellamento dovrebbe essere oltretutto indennizzato per un importo pari a circa 67 Miliardi di Lire.
I veri motivi della sua costruzione
I veri motivi della costruzione di questo Invaso è il trasporto dell’acqua dai Pirenei alle zone costiere del Mediterraneo, per mezzo di travasi, con l’intenzione di utilizzare l’acqua con fini speculativi; come l’uso turistico, campi di golf, ecc… accentuando lo squilibrio territoriale, della popolazione ed ecologico, incompatibili con una politica minimamente razionale.
L’Invaso di Itoiz è così un’opera chiave della politica faraonica e di sperpero, intrapresa già all’epoca di Franco e sostenuta dai Governi successivi.
Corruzione intorno al Progetto
Fin dall’inizio la realizzazione di quest’opera è stata caratterizzata da episodi di corruzione.
L’appalto alle Imprese di Costruzione fu fraudolento. Antonio Aragon (ex Consigliere del Ministero di Opere Pubbliche del Governo di Navarra ed ex Presidente della CHE), ricevette tra 30.000 e 60.000 Milioni per assegnare l’appalto. Tanto il suddetto che Gabriel Urralburu (ex Presidente del Governo di Navarra), furono in prigione per corruzione di appalti fraudolenti di questa ed altre opere.
Il Presidente che seguì, Javier Otano, dovette dimettersi per le stesse ragioni. E’ tuttora in attesa di giudizio e a piede libero.
Inoltre il massimo responsabile della sicurezza dell’opera, Leoncio Castro, fu uno dei capi del GAL
(Gruppo paramilitare creato dal Governo spagnolo che assassinò circa 30 persone).
Il preventivo iniziale del progetto (214.000 Milioni di Lire), è salito a 400.000 Milioni di Lire senza giustificate cause.
Illegalità del progetto
Il progetto tecnico dell’Invaso di Itoiz fu annullato dall’Udienza Nazionale (del 29/9/95). Questa sentenza di annullamento venne confermata dal Tribunale Supremo (14/7/97).
Nonostante questo, nessuna delle istanze giuridiche è stata capace di bloccare l’opera.
In questo momento la diga principale è conclusa, la strada di circonvallazione è stata recentemente inaugurata, e i lavori per la realizzazione della seconda diga sono già cominciati.
Nel 1994 un Gruppo militante a difesa del territorio (Coordinadora di Itoiz), presentò una querela alla Unione Europea della Protezione ambientale che venne respinta.
Nel Novembre del 1998 il Commissario Europeo per la salvaguardia ambientale archiviò senza giustificazione alcuna la querela, dimostrando superficialità e "mala amministrazione" da parte dell’istituzione Comunitaria europea.
E’ chiaro che le pressioni politiche del Governo di Navarra e del Governo Spagnolo giocarono a favore dell’insabbiamento. In più il Governo di Navarra incaricò l’Impresa mafiosa Burson – Marsteller (Multinazionale del lavaggio del cervello), per diffondere false informazioni riguardo l’Invaso.
L’Impresa aveva già lavorato in passato con diverse Dittature e Imprese inquinanti e contaminanti, falsando la realtà e creando opinione favorevole, così da salvaguardare i propri interessi soprattutto nei momenti più difficili.
Manca totalmente la sicurezza
Uno studio recente, realizzato da Antonio Casas, Docente Universitario di Geodinamica dell’Università di Saragozza, fa notare che il lato sinistro su cui poggia la diga principale, presenta gravi problemi di stabilità, a causa della natura geologica del terreno della montagna, che nel suddetto lato sinistro non è di roccia madre ma di sedimentazione detritica. L’innalzamento ed abbassamento delle acque potrebbe avere conseguenze catastrofiche, inoltre l’area è a rischio sismico: il minimo movimento tellurico potrebbe far slittare all’interno della diga fino a 3.000.000 di metri cubi di terra.
Questi, oltre a causare la chiusura del condotto di sicurezza della diga, farebbero tracimare le acque come accadde nel 1963 nella località italiana di Vajont, causando la morte di 2.000 persone.
Altro rischio potrebbe essere costituito dal cedimento strutturale della diga stessa, come accadde nella località spagnola di Tous, dove morirono varie decine di persone.
Lo studio realizzato dal Ministero dei Beni Ambientali dichiara che questo progetto è a massimo rischio. Tanto il Governo di Navarra che quello di Madrid hanno sin dall’inizio occultato deliberatamente tutti gli studi fatti sulla pericolosità.
Militarizzazione della zona
I lavori dell’Invaso hanno determinato la totale militarizzazione della zona. Ai piedi della diga costruirono una Caserma della Guardia Civile dove vivono più o meno 60 Guardie; ad esse vanno aggiunte 30 Guardie Giurate di Imprese private.
A pochi chilometri dalla diga esistono altre tre Caserme della Guardia Civile, che fanno della zona di Itoiz una delle più militarizzate e controllate d’Europa. Questo vuol dire la presenza continua di Polizia tra la popolazione, controlli, blocchi stradali giornalieri, perquisizioni, minacce e più che fondati sospetti che furono essi ad incendiare Centri Sociali e Veicoli privati.
Opposizione all’Invaso di Itoiz
La "Coordinatora" di Itoiz
La "Coordinatora" di Itoiz nacque nel 1985 (anno in cui si cominciò a parlare di questo progetto), come organismo di opposizione. Da quel tempo fino ad oggi il suo lavoro è stato di informare, divulgare (con nozioni ed informazioni tecniche di tutti i tipi), mobilitare (con volantinaggi, manifestazioni, accampamenti) e a livello giudiziario (con querele alle diverse Istanze giuridiche).
Il Collettivo Solidari@s con Itoiz
Nel Febbraio del 1995 i lavori per l’Invaso di Itoiz erano cominciati da più di un anno e mezzo, nacque così il Collettivo Solidari@s con Itoiz, per organizzare e iniziare un nuovo fronte di lotta: il giorno dell’azione diretta, pubblica e non violenta, fondata in difesa della terra sulla strategia della disubbidienza civile.
In questi cinque anni di vita abbiamo realizzato più di quaranta azioni per denunciare la irrazionalità delle Istituzioni che nonostante l’evidenza e le ragioni di opposizione hanno continuato con quest’opera anti – ecologica ed illegale.
Queste azioni le abbiamo realizzate nelle Sedi delle Istituzioni responsabili dell’opera e nel
luogo stesso dei lavori.
Vittime di ripetuti maltrattamenti inflitti dai diversi Corpi di Polizia e Guardie di Sicurezza private, alla fine delle azioni restiamo sul luogo senza opporre resistenza all’eventuale arresto.
A conseguenza delle nostre azioni abbiamo subito cinque giudizi, otto membri del nostro gruppo hanno scontato due mesi di carcere per aver tagliato dei cavi, e un altro membro ha scontato una pena di 16 mesi.
Il taglio dei cavi
Nell’estate del 1995, l’Udienza Nazionale dichiarò nullo ed illegale il progetto dell’Invaso di Itoiz, esigendo dalla "Coordinatora" di Itoiz il pagamento di 230 milioni di Lire per il suo blocco.
In vista dei lavori che stavano aumentando di ritmo, il nostro collettivo decise di bloccarli mediante un’ azione audace. Il 6 Aprile 1996 allo spuntare del giorno, otto membri di Solidari@s con Itoiz accompagnati da cinque giornalisti penetrarono nel recinto dei lavori. Due di essi, dopo aver bloccato la guardia giurata e requisita la sua arma per evitare pericoli, lo immanettarono (questo durò approssimativamente cinque minuti), poi nascosero l’arma nel tetto della guardiola di vigilanza.
Istanti dopo gli altri sei membri, provvisti di seghe radiali, recisero i cavi. Questi cavi, lunghi 800 metri, servivano al trasporto del cemento armato necessario alla costruzione della diga. Erano pertanto vitali alla realizzazione dell’opera.
Con quest’azione si interruppero i lavori per un anno. Come in tutte le azioni che il gruppo realizza una volta tagliati i cavi, gli otto membri rimasero sul posto fino all’arrivo delle Guardie di Sicurezza dei cantieri e della Guardia Civile. Furono ammanettati dietro la schiena e obbligati a sdraiarsi per terra, ricevendo selvagge bastonate per un’ora. A conseguenza di ciò gli otto membri riportarono numerose lesioni: rottura del timpano, lesione dei tendini delle gambe e contusioni in tutto il corpo.
In un Giudizio pronunciato nella primavera del 1999 due Guardie Giurate furono condannate a pagare un indennizzo di 10 milioni di Lire, per le lesioni causate a due degli aggrediti.
Questi soldi ancora non sono stati pagati.
Anche i giornalisti furono aggrediti, ed il loro materiale fotografico sequestrato. Il giorno dopo la loro Redazione venne perquisita presumibilmente dalla Polizia che cercava altro materiale compromettente dell’azione.
Gli otto membri, dopo l’arresto, vennero tenuti chiusi all’interno di un furgone per più di otto ore, in celle individuali di appena un metro e mezzo di lato, ammanettati, senza acqua e prese d’aria diretta.
Per quindici giorni ci fu una campagna denigratoria dei Mass Media, che definiva l’azione terroristica, cercando di mettere senza peraltro riuscirci, l’opinione pubblica contro gli autori.
Questi furono reclusi in prigione per due mesi, uscendone in libertà provvisoria, in attesa di giudizio, grazie specialmente alle pressioni popolari. Dopo due giorni dalla liberazione ci fu una manifestazione alla quale parteciparono 15.000 persone (una delle più grandi nella storia della lotta contro l’Invaso di Itoiz).
Subito dopo ci fu una forte campagna di solidarietà per i responsabili, si crearono gruppi di solidarietà ai Solidari@s con Itoiz che effettuarono altre azioni dirette contro l’Invaso.
Si organizzò anche una campagna di appoggio alla quale aderirono più di trecento collettivi.
Conseguenze penali dell’azione
Due anni dopo l’azione, l’Udienza Provinciale di Navarra emise il Giudizio contro gli otto membri di Solidari@s. Fra le varie proposte di condanna emergeva quella del Governo di Navarra che chiedeva 19 anni di carcere per ognuno degli accusati. Alla fine il Giudizio fu una condanna di 4 anni e 10 mesi a testa per detenzione illegale (sequestro di persona), e soli tre fine-settimana da scontare per il taglio dei cavi. La cifra da pagare per l’indennizzo dei danni causati fu di 18 Miliardi di Lire.
La "Coordinatora di Itoiz" fece ricorso al Tribunale Supremo che venne respinto nell’Ottobre del 1999.La sentenza è inappellabile e obbliga l’immediato imprigionamento.
Il potere giudiziario non potendo tollerare azioni così pulite come la suddetta e considerando che il taglio dei cavi non costituì un reato castigabile con pena di carcere,si appigliarono ad una azione che non superò i 5 minuti,qualificandola come detenzione illegale o sequestro,contraddicendo il giudizio di casi precedenti. La durata del citato sequestro è registrata nel video che servì come prova e testimonianza nel giudizio e che è a disposizione di tutto il mondo.
Per chiarificare basta dire che ai 4 poliziotti membri del GAL (recentemente giudicati) che sequestrarono a Segundo Marey per 10 giorni in pessime condizioni, fu applicata la stessa condanna, dimostrando chiaramente il diverso modo di condannare della giustizia spagnola a seconda di chi è il codannato. Senza contare i dubbi che abbiamo se mai queste 4 guardie andranno in prigione, giacché i loro superiori (Rafael Vera, ex segretario di stato della sicurezza e José Barrionuevo, ex ministro degli interni) sono tranquillamente liberi dopo essere stati giudicati e condannati e dopo una breve detenzione in carcere graziati.
Inoltre è molto chiaro che non era certo il sequestro di 5 minuti l’obiettivo specifico dell’azione (come lo fu nel caso di Marey) ma al contrario fu solo per la realizzazione del taglio dei cavi.
Importante sottolineare che il Tribunale Supremo con questa sentenza risalì volontariamente ad un caso del 1874 trascurando il giudizio di centoventicinque anni di casi simili.
In più il rovescio della medaglia è che in Euskal Herria (Paesi Baschi) sono praticamente giornalieri gli arresti da parte dei diversi corpi di polizia (alcuni anche di molte ore) senza che questo costituisca sopruso e delitto alcuno.
Per tanto, una volta ancora il potere giudiziario si unisce agli interessi del potere politico e economico in appoggio all’irrazionalità, alla illegalità e alla totale insensibilità nei confronti della Madre Terra, castigando con una condanna spropositata, e come esempio di punizione a chiunque provi con la disobbedienza a difenderla.
Il parallelismo di questa sentenza rispetto a tutto il processo giuridico sopra l’invaso di Itoiz evidenzia che il potere giuridico è incapace di bloccare una opera considerata da sempre illegale evidenziando una volta ancora la sottomissione di questa alle vere direttrici del potere politico e economico.
Quando la sentenza definitiva fu pubblicata tanto la Coordinatora di Itoiz che Greenpeace che ecologisti in azione (organizzazione che riunisce più di 120 gruppi ecologisti e ambientalisti di tutto lo stato spagnolo), fecero pubblica la petizione di indulto per gli 8 Solidari@s aggiunto all’appoggio ricevuto precedentemente in gran parte dal movimento sindacale, ecologista e popolare di Euskal Herria e di tutto lo stato ci indica che il collettivo Solidari@s con Itoiz non è solo.
"S.O.S. ITOIZ" TOUR EUROPEO
Prima dell’imminente detenzione, gli autori del taglio dei cavi, così come altri membri del collettivo, hanno iniziato un giro europeo per far conoscere la lotta contro l’invaso di Itoiz.
In questo giro il Collettivo Solidari@s con Itoiz sta realizzando appuntamenti-dibattito con video spiegando le ragioni per le quali arrivarono al taglio dei cavi e di tutte le azioni contro questo macro-progetto.
Un altro obiettivo è contattare i diversi gruppi in difesa della Terra per scambiare esperienze di lotta e riceverne appoggio internazionale.
In questo senso è iniziata una campagna di appoggio e solidarietà con la nostra lotta da parte di collettivi ecologisti, politici,culturali e sociali.
Per contattare il nostro collettivo o ricevere più informazioni, questi sono i nostri indirizzi:
Solidari@s con Itoiz
Unai Behrendt Baztan
Nagusia Kalea 38-5°B
31.001 Irunea
EUSKAL HERRIA
Spagna
E-mail: solidarios@ythis.zzn.com
Pagina Web: http://www.s-o-s-itoiz.org.uk
dicembre 1999
Manifesto di solidarietà
Considerando che l’invaso di Itoiz costituisce:
-Una aggressione ecologica e sociale di grande importanza.
-Un chiaro inganno per le sue vere motivazioni.
-Un chiaro esempio di corruzione istituzionale da parte dei suoi promotori.
-Uno spreco ingiustificato di denaro pubblico per arricchire le imprese di costruzione alleate con il potere politico.
-Un caso di flagrante illegalità: il potere giuridico lo dichiara illegale e allo stesso tempo acconsente la continuazione dei lavori.
-Un grande pericolo per la sicurezza dei villaggi e della sua popolazione situati nella vallata sottostante la diga.
Il collettivo che d’accordo firmerà esprimerà la sua solidarietà con la lotta contro questo macro-progetto, e più concretamente parteciperà allo sviluppo del collettivo Solidari@s con Itoiz basato nell’azione diretta pubblica e non violenta, esigendo:
-Il blocco immediato dei lavori dell’invaso di Itoiz, procedendo ad abbandonare definitivamente il progetto.
-La non detenzione degli 8 membri del collettivo che effettuarono l’azione del taglio dei cavi dei lavori della diga.
-Chiarezza sulle responsabilità dei promotori ed esecutori di questo danno.
Nome del collettivo:
CAMPAGNA DI APPOGGIO
Come già sapete, grazie alle informazioni riportate nel dossier, la nostra situazione è abbastanza delicata. Il cammino legale é terminato, e la ragione perché decidemmo di iniziare questo tour è per raggiungere 2 obbiettivi:
1-Contattare la maggior parte delle persone per informarle della verità e farle conoscere la situazione che stiamo soffrendo in Navarra (Euskalerria) a causa della costruzione dell’invaso di Itoiz.
2-Ricevere il maggior appoggio possibile a qualsiasi livello (sociale e politico), non solo per evitare che ci mandino in prigione per cinque anni ma anche per produrre pressioni sul governo spagnolo così da interrompere i lavori di questa diga irrazionale e illegale.
Crediamo che questa campagna di appoggio può realizzarsi in diversi modi:
a- Adesione al documento di appoggio. In questo materiale puoi trovare le ragioni di base della nostra lotta. La più facile, e anche la più importante maniera di appoggiarci è firmare questo documento. Questo mostrerà l’appoggio di organizzazioni al nostro gruppo in disaccordo con la costruzione dell’invaso di Itoiz.
b- Organizzando dibattiti. L’informazione pubblica è la base della nostra campagna. Una forma per aiutarci in questo senso è organizzare appuntamenti di informazione nella tua città, nel tuo collettivo, nel tuo centro di riunioni o in qualsiasi luogo che credi adeguato. Se vuoi e sei disposto ad aiutarci ci devi contattare prima possibile così da organizzare un tour logico ed aiutarci a risparmiare più chilometri possibili. Per realizzare la nostra informazione abbiamo bisogno di una televisione e di un videoregistratore e qualcuno che possa tradurre dal castigliano all’italiano.
c- Appoggio economico. Poiché siamo un gruppo piccolo dipendiamo dai nostri propri mezzi e occasionalmente dal contributo di qualche gruppo o persona. Un modo possibile di collaborazione dei diversi gruppi è l’organizzazione di feste per raccogliere denaro (qualsiasi quantità è per noi in questo momento significativa). Per gli altri gruppi che non possono far questo, ogni altra forma di collaborazione dipendente dalle tue possibilità sarà ben accolta e grata.
I contributi potranno essere versati a:
Daniel Unziti Belzunegi, Caja laboral popular calle Paseo Sarasate 20, 31001 Pamplona.
SWIFT CODE: CLPEES2M
Numero del conto: 3035 0058 3 6 058.1.15557.5
d- Conferenza stampa. Stiamo anche preparando una conferenza stampa per la conclusione del tour europeo, come facemmo all’inizio nel parlamento europeo di Strasburgo.
Ci piacerebbe naturalmente ogni tipo di appoggio fisico, come 50 rappresentanti di diverse organizzazioni (ecologiste, dei diritti umani, gruppi sociali, culturali e politici…).
Questo sarà e significherà la fine del tour ma non necessariamente sarà la fine dell’appoggio che necessiteremo a partire da oggi.
Sappiamo bene che siete molto occupati con il vostro lavoro, e che il nostro problema non è l’unico che esiste. Per questo ti siamo immensamente grati dello sforzo che ci donerai per aiutarci.