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Aggiornamento dell’8 gennaio 1998

Si è concluso a Bologna, durante le ultime settimane di dicembre, il nuovo appello del processo Silocchi. Riassumiamo, brevemente, la vicenda.

Nel 1989 viene rapita, a Parma, Mirella Silocchi, moglie di un facoltoso industriale. Nel corso dei primi venti mesi le indagini non arrivano a niente. Poi, il questore Improta delinea una sua tesi: i responsabili si devono cercare all’interno delle comunità sarde, con l’implicazione — in questi casi è sempre meglio abbondare — di anarchici e armeni. Si scatena una montatura allucinante, grazie anche al contributo di personaggi soggiogati e ricattati dai Servizi segreti e dalle forze dell’ordine, che vedrebbe coinvolti l’Anonima Sequestri Sarda ed un fantomatico "Gruppo Anarchico Romano". Il processo di primo grado, tenutosi a Parma in un clima di terrore, è poco più di una farsa con testimoni non presentati o lasciati nell’anonimato più assoluto, con la difesa impossibilitata a provare l’estraneità degli imputati al processo dato che l’accusa non fornisce prova alcuna della loro implicazione. Le condanne sono pesantissime: 6 ergastoli (Garagin, Staffa, Sanna, Porcu, Goddi, Scrocco) e 22 anni a Orlando Campo; diversi sono alla latitanza. Nel febbraio ’95, a Bologna, la giuria d’appello conferma le condanne di Parma con due "varianti": Staffa si è visto ridurre la pena dall’ergastolo a 30 anni e Giovanni Barcia, che era stato assolto, è stato condannato all’ergastolo.
La conclusione del primo processo di Bologna dimostra l’importanza marginale che gli aspetti tecnici hanno in un processo di questo genere, già deciso in partenza sulla base di una tesi repressiva del tutto priva di riscontri concreti.

Il 18 Dicembre 1996 la Corte di Cassazione ha sorprendentemente annullato il processo di secondo grado che è stato ripetuto da un’altra sezione del Tribunale di Bologna a partire dal 17 settembre scorso.
Anche questo nuovo processo si è svolto alla presenza di pochissimi compagni ed in un clima che non certo favorevole agli imputati, anche se gli elementi tecnici portati dai difensori potevano sembrare decisivi. Citiamone solo alcuni: è stato dimostrato che durante lo svolgimento del sequestro per lo meno due degli imputati (Gregorian Garagin e Rose Ann Scrocco) si trovavano all’estero, l’uno in Jugoslavia e l’altra negli Stati Uniti. Non solo; altri elementi d’accusa utilizzati nella sentenza precedente sono definitivamente caduti: uno per tutti, la macchina da scrivere ritrovata nell’abitazione di Orlando Campo, secondo una perizia utilizzata per scrivere le lettere alla famiglia della sequestrata. Si è scoperto, però, che la data di fabbricazione di questa macchina da scrivere è posteriore all’invio delle lettere. Questo fatto dimostra anche l’acquiescenza dei periti rispetto alle tesi accusatorie (ricordiamo che un altro elemento tutt’ora utilizzato dall’accusa è una perizia fonica che "inchioderebbe" Garagin al ruolo di telefonista).

La corte, però, ha tenuto conto solo in parte di tutto questo. Da una parte ha assolto Staffa e Sanna (che in precedenza erano ritenuti i custodi dell’ostaggio) e Orlando Campo. D’altra parte ha condannato a 30 anni gli altri imputati (fuorché Giovanni Barcia, la cui posizione è stata stralciata). Ancora non si conoscono le motivazioni di questa sentenza ma sembra evidente che il castello accusatorio sta cominciando, pezzo pezzo, a sfaldarsi: ne viene fuori una banda di rapitori senza custodi, con telefonisti all’estero durante il sequestro e via andare.
Gli avvocati ricorreranno nuovamente in Cassazione. Intanto Orlando Campo, assolto dopo sei anni di carcere, si trova agli arresti domiciliari: contro di lui pende ancora l’accusa di banda armata formulata dal PM Marini. Una prima istanza di libertà per lui è stata respinta e si attende l’appello.