  
 


Questo documento, nato come critica e analisi del sistema carcerario in 
tutte 
le sue forme, viene fuori da una serie di incontri tra varie 
individualit 
antiautoritarie, anarchiche e non, con lintento di sviluppare una 
solidariet attiva e rivoluzionaria.
Lappoggio ai detenuti in lotta e il supporto che diamo loro 
dallesterno  
il percorso di lotta che abbiamo scelto e che in questo caso si  
concretizzato in un iniziativa di due giorni  nel posto nel quale 
viviamo da 
due anni:lAteneo occupato, collaborando con individualita anarchiche 
esterne.
Questo genere di iniziativa rientra in un progetto di liberazione e 
riappropriazione delle nostre vite che con fermezza e dignit portiamo 
quotidianamente avanti, sempre al di fuori delle istituzioni e contro 
ogni 
forma di delega.
Per lautorit e la legge che ci reprime ed incarcera nutriamo un 
profondo 
odio e non abbiamo nessuna piet nel combatterli, vendicando tutti/e 
i/le 
compagni/e imprigionati/e ed assassinati/e ed autodeterminando la 
nostra 
esistenza.
Il carcere  la punta massima della violenza di stato, una violenza che 
si 
perpetua ogni giorno contro chi non assume quegli atteggiamenti 
sottomissivi 
che sono le basi di tutti i governi. Con lincarcerazione lo stato 
applica i 
suoi criteri assoluti di giusto e sbagliato e valuta le adeguate pene 
in 
relazione ai reati commessi; e se per i pi tutto ci  normale, lo  
solo 
perch la logica della punizione ci  stata inculcata fin dallinfanzia 
in un 
perfetto piano di controllo sociale fatto di educazione familiare, 
scolastica 
e religiosa.
Lattacco nei confronti del carcere, inteso in tutte le sue 
sfaccettature, 
deve essere radicale e deciso, cos come la presa di coscienza che 
muove la 
nostra mano  quella di chiunque non si assoggetta a nessuna forma di 
dominio 
e sfruttamento. Distruggere le logiche che ci vogliono schiavi e 
contenti, ed 
esternare lodio ed il disgusto verso l autorit che annulla le 
coscienze e 
le controlla attraverso la violenza e la paura. Colpire le strutture e 
rendere la vita difficile agli uomini e alle donne che fanno s che il 
carcere sia sempre pi forte e sempre pi colonna portante di un 
sistema che 
ha molto da temere e da difendere.
Colpire le attivit lavorative collegate al sistema carcerario che 
umiliano 
ulteriormente i/le detenuti/e che , nonostante la prigionia, si 
ritrovano a 
prendere parte al processo produttivo e per di pi con una retribuzione 
che 
suscita ancora pi sdegno.
Ma non  forse il lavoro esso stesso carcere, con i suoi reparti, le 
sue 
divise, le sue gerarchie, le sue ore d aria e soprattutto con la sua 
inesorabile continuit che sa tanto di ergastolo?
E quindi quale cosa migliore accomunare questi due mondi ( 
lavoro-carcere) 
per creare una societ sempre pi avanzata, produttiva e sottomessa in 
cui 
non ci saranno pi carceri ma semplicemente fabbriche e catene di 
montaggio 
per cui non ci sar pi il tempo di commettere reati in quanto staranno 
tutti 
a lavorare ed i secondini di oggi saranno (e sono gi) i caporeparto 
dietro 
le nostre spalle.
E questa una realt; lo stato, ogni stato, non ha piet per nessuno 
dei suoi 
sottomessi e lo dimostra ogni giorno, in ogni parte del mondo.
Fino a quando ci sar unautorit autoproclamatasi che produce 
schiavit e 
morte, ci sar sempre qualcuno dietro langolo pronto a colpirla e a 
distruggerla come atto naturale di ribellione per riprendersi la 
libert 
usurpata.
Tra i tanti modi e mezzi con i quali si portano avanti le lotte contro 
il 
carcere quello del supporto economico ai detenuti riveste un ruolo 
importante 
quanto le azioni in solidariet e le rivendicazioni, ed  per questo 
che 
autoproducendo e autorganizzando cerchiamo di soddisfare i bisogni e 
voleri 
nostri e dei/lle compagni/e imprigionati/e.
Anche con questa iniziativa.                     Dragoncello (Acilia) 
29-30 
Marzo 2002 

Ateneo okkupato Via Ottone Fattiboni 1                      C.P. 4 
Bagnaia-
Viterbo
Dragoncello     CAP 00126 Roma                                Cap 01031


(volantino distribuito durante un'iniziativa per i due anni di 
occupazione e  
autogestione dell' ateneo occupato.I fondi che abbiamo raccolto sono 
destinati a benefit pro detenut@)



Immaginare una societ senza Stato incute paura. La paura della 
libert,l 
paura di poter viversi indiscriminatamente, in qualsiasi istante la 
propria 
sincera volont  una delle violenze pi atroci che viene imposta ad  
ogni 
individuo.
Da sempre ci viene spacciata come verit assoluta la necessit di
una struttura governativa impersonificata dalle diverse istituzioni che 
si 
sono susseguitedurante il progresso della civilt umana. Ci insegnano, 
e la 
storia ne  la prova, che sempre sono esistiti re, principi, Stato e  
padroni 
e che la loro esistenza nasce dal bisogno dell'uomo di essere 
comandato.
L'uomo,come concetto astratto, non  capace di autogestire i rapporti 
congli 
altri,perch racchiude in s una natura distruttiva e dannosa,e, 
lasciato in 
libert,vivrebbe nel caos pi selvaggio, in un inferno dove vigerebbe 
la "legge del pi forte".Il paradosso di una simile frase, tanto  
piacevolmente usata,sta proprio nel capovolgimento voluto del suo  
concetto: 
in un'utopica libert
si concretizza la sopraffazione, mentre nell'attuale schiavit si 
concretizza
la libert.
Per legittimare la propria autorit, e quindi difendere e perpetuare i 
suoi
interessi e i suoi privilegi, la classe dominante ci ha fatto credere 
che
dove ci sono regole e leggi esiste convivenza civile, riuscendo a 
spacciarci
tutto questo come libert. Siamo liberi di vivere in citt che 
assomigliano
sempre pi a galere, dove gli unici momenti di sfogo, come il sabato e 
la
domenica ricordano troppo  amaramente l'ora d'aria del carcerato, e 
dove,
usciti dalle gabbie del lavoro, della scuola, della casa  i detenuti 
urbani
vengono controllati, spiati, minacciati da sempre pi tecnologiche 
telecamere 
e sempre pi sbirri. Dentro o fuori, in carcere o in citt,  la realt 
 
sempre la stessa: chi sbaglia paga e viene punito; in famiglia,  a 
scuola,
in chiesa, sul lavoro, per la strada la logica  comunque questa.
 Non ci si pu permettere passivit e remissivit di fronte ad uno 
Stato
che ha imposto per legittimare la propria autorit cos' giusto o 
sbagliato,
ci che  vero e ci che non lo , formando modelli standardizzati di 
pensiero
e comportamento che creano controllo e consenso. Di fronte ad uno Stato
che ci governa senza piet crediamo nell'azione diretta quotidiana. Chi
ci comanda si  appropriato di tutti gli aspetti della nostra vita, 
quindi,
concepire la distruzione totale della macchina repressiva significa 
riprendersil a propria individualit, fondere pensiero e azione, 
creare percorsi di autogestione e conflittualit, lottare per 
realizzare 
i propri sogni e desideri.


CIVILTA'

La comparsa dell'istituzione carceraria ovvero della pena detentiva a 
sostituzione della pena inflitta al corpo del condannato, tortura o 
pena di 
morte, risale per l'Europa alla fine del XVIII secolo.
Queste importanti riforme del codice penale, questi cambiamenti del 
modo di 
punire, non furono dovuti come venne e viene spacciato, ad una maggiore 
umanit raggiunta dai governanti di allora, ad uno spirito filantropico 
o 
alla volont o speranza di recuperare e reinserire il detenuto nella 
societ "normale".
Questo cambio di trattamento nacque dalla necessit di rendere pi 
esteso ed 
efficace il controllo sociale per garantire gli interessi di un 
capitalismo 
nascente ed in fase di cambiamento, punendo con decisione i reati 
contro la 
propriet, come il furto, e politici di sovversione all' ordine 
costituito, 
ma  garantendo impunit o pene minime all'illegalismo dei diritti 
ovvero 
frodi, evasioni fiscali, operazioni commerciali irregolari.
Il carcere rappresenta l'arma pi estrema di cui dispongono gli stati 
per 
piegare l'individuo alla normalit sociale, per annientarlo e 
segregarlo 
lontano dagli occhi di tutti, per creare di lui l' immagine del mostro.
Nessun discorso di recupero  valido o attendibile, come falsa  
l'abolizione 
della tortura sul corpo del condannato, come dimostrano sia i casi 
eclatanti 
di pestaggi di massa (Sassari 2000)sia ordinari commessi sul singolo 
detenuto 
come ci raccontano le innumerevoli testimonianze di chi  stato o  
tuttora 
in carcere.
Lo stato moderno basato sul modello neoliberista ha sviluppato potenti 
mezzi 
e strategie per reprimere qualsiasi tentativo di sovvertirlo, per 
garantire 
una pace sociale utile solo agli interessi di banche, multinazionali, 
imprenditori, politici e sciacalli vari.
Un individuo  tanto pi manipolabile quanto pi non percepisce la sua 
condizione di sfruttato, e su questo piano grandi passi hanno fatto 
le "democrazie" occidentali.
Il dominio  infatti esercitato nella sempre pi accurata fabbricazione 
dell'individuo attraverso le proprie istituzioni a  partire dalla 
scuola, 
dove vengono trasmessi i sani principi della meritocrazia, della 
competizione, dell'autoritarismo e dove si finge un sapere sempre pi a 
portata di tutti, invece sempre pi specialistico e selettivo, 
finalizzato 
agli input necessari per rendere il lavoratore sempre pi flessibile 
alle 
esigenze del mercato.
 Dal lavoro al tempo libero tutto deve essere disposto dall'alto, 
pronto 
all'uso e teso ad eliminare ogni creazione individuale se non in linea 
con 
i "sani" principi di sfruttamento e profitto.
Il nuovo tipo di umano dovr essere un buon consumatore che si creder 
libero 
nel comprare un paio di Nike o di Adidas, di cibo transgenico o 
biologico o 
nel comprare oggetti in comode rate, adatti ad affermare il proprio 
status di 
persona "normale".
Il carcere  anche questo e  non  facile vederne le sbarre.
La pena detentiva deve impaurire chi ostacola coscientemente o meno 
l'esercizio del potere, allo stesso modo in cui l'improduttivo, il 
"folle", 
il disadattato deve essere segregato, sedato con psicofarmaci, studiato 
e 
giudicato dal merdoso psichiatra di turno. 

 
CON OSSEQUI A NOME DEI
CONDANNATI A VITA DALLO STATO

Viviamo in un regime di libert obbligatoria, dove si  liberi di 
scegliere 
da che parte stare.
L'unica cosa che si chiede subito  quella di accettare che sia lo 
stato ,la 
famiglia,la scuola o il partito a decidere.
L' individuo  il criminale, il disumano,o il cresciuto in un ambiente 
dal 
forte degrado,o allevato dal misticismo,  se non vuole riprodurre i 
rapporti 
sociali tali e quali gli vengono propinati.
E tutte le volte che la tranquillit urbana  travolta dal battersi in 
prima 
persona,non per la santificazione del progresso ,n per un nuovo 
sistema 
statale,ma per il saldo immediato dei vecchi debiti o delle libert 
individuali comunque negate,l'impianto repressivo della classe 
dominante apre 
volentieri le porte delle carceri; e quand' anche i giudici non 
riescano a 
svolgere il loro ruolo,allora il popolo pidocchioso,che  rimasto a 
guardare,chiede l'intervento di dio o dei suoi paladini.
Lo stato;sia che rispecchi il carattere spettacolare-mercantile o 
burocratico-
totalitario,sia esso gestito da un management-post-moderno e 
imperialista 
oppure da una nomenclatura ,sia che si regga sull' apartheid o sul 
decervellamento consensuale degli attori sociali ,sia che incarni il 
mondialismo delle multinazionali o amministri il sottosviluppo 
all'insegna di 
una ideologia nazionalpopolare,sia che concorra alla realizzazione di 
progetti faraonici oppure si limiti a coprire le nefandezze piccole o 
grandi ,legali o illegali dei commerci privati,distilla un'essenza 
schifosa: 
la POLIZIA








PATRIE GALERE                            

Il 24 novembre 2000, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno 
di 
legge n.341 nel quale vengono introdotte modifiche e novit per 
garantire il 
controllo sociale ed affinare le armi della repressione.Tra i tanti 
spiccano 
due punti.
-Viene introdotto il BRACCIALETTO ELETTRONICO per il controllo di chi 
si 
trovi agli arresti domiciliari. Il condannato non pu rifiutarsi di 
indossarlo, pena la reintroduzione in carcere.
-L'art.41 bis relativo alla sospensione delle regole del trattamento 
dei 
detenuti viene prorogato fino al 31 Dicembre 2002.
Per far fronte al problema del sovraffollamento il ministro Castelli ha 
promesso di costruire nuove carceri vendendo quelle vecchie di 
interesse 
storico artistico.
L'innalzamento di nuovi istituti di detenzione era previsto anche dal 
ddl 
n.4656 conosciuto come "pacchetto Fassino",passato in prima battuta al 
senato 
e non avente la definitiva approvazione a causa della fine della 
legislatura.
In questo pacchetto il programma di edilizia penitenziaria,prevedeva 
oltre 
all'ammodernamento,l'apertura di quattro nuovi istituti pronti da 
tempo:Rossano Calabro (CS),Castelvetrano(TP),Massa 
Marittima(GR),Bollate
(MI);quest'ultimo inaugurato il 1/12/2000,dopo 14 anni impiegati per 
costruirlo e 240 miliardi di lire per costruirlo.
I carceri italiani sono 202,24 le case mandamentali,6 gli ospedali 
psichiatrici giudiziari,47000 le guardie penitenziarie.
I detenuti "ospitati" dalle carceri nostrane sono 57.500,a fronte di 
una 
capienza massima tollerabile di 47914 detenuti.
Circa 17000 gli stranieri ,in maggioranza 
marocchini,tunisini,albanesi,algerini e slavi.
Ma ,niente paura,il nostro Guardasigilli ha una soluzione per tutto.
All'inizio di marzo '02 ha dichiarato all'entusiasta platea di 
Assago,che  
gi pronta una proposta per rimpatriare gli immigrati detenuti nel loro 
paese 
d'origine.
Nulla pu interessare se questa gente era in fuga dalla propria terra. 
"Non sar facile - avverte per- un'opera di convincimento verso quei 
governi 
che ci inviano queste brave persone."

CARCERE ITALIANO VERSO MODELLO U.S.A.

Le ristrutturazioni in atto degli istituti penitenziari italiani e 
della loro 
legislazione a riguardo sono sempre pi indirizzati verso una gestione 
del 
conflitto socio-politico avente come modello guida quello statunitense.
Ci che salta facilmente agli occhi  la dualit nel trattamento 
riguardo le 
misure premio relative alla detenzione,che vengono concesse in base 
alla 
collaborazione e indipendentemente dal reato 
commesso.                                                                     
                       
Infatti ,la legge Gozzini(1986), relativa al pentitismo e alla 
collaborazione/delazione con gli organi di giustizia degli 
accusati/condannati, ha permesso la costruzione di uno spartiacque tra 
chi 
viene considerato irriducibile/irrecuperabile e quindi meritevole di 
misure 
restrittive(art. 41 bis) e chi invece pu accedere a misure alternative
(permessi premio,semilibert,ammissione in prova ai servizi sociali).
Un altro spettro che si aggira  quello del carcere privato,che negli 
U.S.A. 
gi da tempo rappresenta
 un grosso business.
Guarda caso il privato che si  proposto per il primo esperimento sul 
suolo 
italiano  un nome ben noto.
L'istituto in questione  l'ex casa di lavoro di Castelfranco Emilia
(MO),struttura destinata a chi ha commesso reati a causa della sua 
condizione 
di tossicodipendenza.
Questa  stata ristrutturata dallo stato alcuni anni fa e comprende al 
suo 
interno un'azienda agricola.
Il nome ben noto  Muccioli,questa volta il figlio dell'aguzzino 
Vincenzo,famoso avvoltoio senza scrupoli.
Dopo il 13 Maggio il progetto al quale stavano lavorando 
governo,regione ed 
enti locali si interrompe e proprio in quei giorni Muccioli avanza la 
sua 
candidatura.
Lo scorso Agosto,come spieg l'ex sottosegretario alla giustizia,Franco 
Corleone,
Muccioli ricevette 5 miliardi dall'U.E. per finanziare questa proposta.
Per informazione il sostentamento di un tossicodipendente a 
S.Patrignano  di 
60/70.000 lire al giorno.
Le strutture penitenziarie di Stato,sia pure attenuate,prevedono una 
quota 
individuale che arriva a 300.000 lire al giorno.
Speculazione sulle sofferenze altrui?
Ma figuriamoci,lo spessore morale dei Muccioli  ha ormai largamente 
dato 
prova di s e forse un giorno troveremo il nome di questi benefattori 
sui 
libri di storia.



 
                                                                              
           CARCERE MADE IN U.S.A.

Negli U.S.A. le carceri private speculano sulle teste di circa 100.000 
detenuti su una popolazione carceraria composta in totale da due 
milioni di 
persone.
Pur risalendo alla fine dell'ottocento la comparsa dei primi istituti 
privati, il vero boom si  registrato sotto le due amministrazioni 
Clinton 
nell' ambito di un'iniziativa che ha incoraggiato il Dipartimento di 
Giustizia a trasferire immigrati illegali e detenuti di minima 
sicurezza in 
prigioni gestite da privati.
Le due pi grandi societ che detengono il business di costruzione e 
gestione 
di istituzioni penitenziari sono la CCA(Correction Corporation of 
America) e 
la WCC(Wackenut Corrections Corporation).
La CCA gestisce il 52% delle carceri s.p.a. con 78 prigioni sparse in 
25 
stati contenenti 63.000 detenuti.
La WCC rappresenta un braccio della Wackenut Private Security Service 
che 
prende il nome dal suo fondatore,l'ex agente dell'F.B.I., George 
Wackenutt.
Questa multinazionale si  distinta in passato per attivit legate alla 
difesa di impianti nucleari.
I contratti della WCC sono distribuiti tra Nord America, Europa, 
Africa, 
Australia e Nuova Zelanda e sono relativi anche ad istituti di igiene 
mentale, unit mediche carcerarie, trasporto dei prigionieri e 
monitoraggio 
elettronico per i detenuti a casa.
I posti letto dei lager sono 40.732 di cui 17.000 negli Stati Uniti.
Accanto a questi due giganti vi sono almeno altre sedici societ che si 
contendono questo mercato.
Lo Stato che si rivolge al servizio privato paga per ogni detenuto una 
cifra 
giornaliera che oscilla dai 25 ai 60 $.
La concorrenza tra privati  considerata molto positivamente in termini 
di 
profitto per l'intera economia nazionale.
L'industria carceraria si  rivelata un mercato molto florido, i 
detenuti, 
una merce molto utile, ma soprattutto un esercito di manodopera a basso 
costo 
per industrie statali e private, da cui attingere senza scrupoli. 
L'FPI (Federal Prisons Industries)  l'istituzione che gestisce il 
lavoro dei 
detenuti e che ricerca partners commerciali attirati da sicuri guadagni 
.
La paga di un detenuto  di circa 23  cent.l'ora, che tradotti in lire 
sono 
circa 500 .
Tutto  spacciato all' opinione pubblica con la menzogna del 
reinserimento 
sociale pi sicuro del condannato.
L'FPI  tra i maggiori fornitori di equipaggiamento militare per 
l'esercito 
statunitense.
Il carcere di Marion produce cavi elettronici e per la comunicazione, 
essenziali per le moderne tecnologie belliche. Questo, insieme a quello 
di 
Florence  l'unico a imporre come condizione di lavoro quello per 
l'FPI.
Infatti in tutte le altre prigioni federali il detenuto pu scegliere 
tra 
altre attivit che riguardano l'assistenza, il mantenimento o i 
corsi "rieducativi". Solo il 26% ha scelto finora di lavorare per 
l'FPI.
Un altro esempio di come gli istituti penitenziari possano risollevare 
un' 
intera economia  dato dal caso di Pelican Bay, nella contea di Del 
Norte 
area economicamente depressa.
Nel giro di pochi anni la ripresa  stata veloce, grazie soprattutto 
allo 
sfruttamento dei detenuti di primo livello all'interno di 
infrastrutture 
pubbliche, impiegati dalla costruzione di edifici, alla pulizia delle 
strade.
La riurbanizzazione del territorio  stata cos ottenuta grazie ad un 
carcere. Diversa  la situazione italiana, ma comunque in lento 
adeguamento.
Anche se si  passati da un 37.9% di detenuti lavoratori del 1990 al 
23,1% 
del 1999, si deve riflettere
sull'entrata in vigore di un regolamento che risolve il problema di una 
norma 
che autorizzava le prestazioni lavorative solo a chi aveva accesso a 
misure 
di pena alternative.
Un protocollo di intesa firmato nel Febbraio 2001 dai ministri Salvi e 
Fassino
(Lavoro e Giustizia[!!!]) rende operativo il ddl conosciuto come "legge 
Smuraglia".
Questo sancisce il "diritto" anche degli internati ad accedere ai 
servizi 
delle cooperative sociali di reinserimento lavorativo.
Le aziende e le associazioni private che usufruiranno a loro volta di 
questo 
servizio godranno di sgravi fiscali oltre ad assicurare paghe pi che 
da fame 
ai dipendenti.
Difficilmente i risultati di questo provvedimento si faranno attendere. 

LAGER DI STATO

Lo stato ha come massima rappresentazione della sua arroganza 
repressiva il 
carcere; ed  importante sottolineare:massima rappresentazione poich 
quotidianamente siamo sottoposti ad un addomesticamento a livello di 
istituzioni scolastiche e non, di religione, di famiglia, di  
perbenismo, 
ecc,ecc che mira a mutare l' individuo in un numero produttivo e a 
fare 
della sua rabbia la ricchezza del padrone.
Ritengo questa una norma repressiva in piena regola. Inoltre il 
controllo 
sociale  talmente presente che  come se fossimo in un carcere, ma la 
differenza da quest'ultimo  che possiamo far finta di non rendercene 
conto, 
mentre il carcere  fatto solo di  mura e di  violenza e  rappresenta 
la 
punizione per chi lotta e trasgredisce.
Vi sono carceri speciali, lager, ove si viene deportati senza neanche 
aver 
avuto il piacere di commettere un reato, poich il reato, per lo stato, 
 
essere viandanti. Questi lager vengono detti anche "centri di 
detenzione 
temporanea" e "centri di accoglienza".
Ti prendono anche per il culo; bell'accoglienza: sequestrato, detenuto 
e 
rispedito da dove vieni (senza tener conto che hai speso tutti i soldi 
messi 
da parte durante la vita per raggiungere l'Italia). Quando, come se non 
bastasse, nella maggior parte dei casi  stata proprio la loro 
politica, 
unita a quella degli altri paesi "civili" a convincerti per fame, 
guerra e 
miseria a lasciare la tua terra e i tuoi affetti. Gli stati "civili" 
hanno 
paura e devono avere paura,  per questo che vorrebbero avere controllo 
ed  
per questo che tu migrante li spaventi. Sono deboli, se non possono 
saper chi 
sei, dove sei, cosa fai tu, piccolo, esile vagabondo diventi un serio 
pericolo da allontanare.
I lager per migranti sono ormai presenti in tutta Italia ed hanno 
iniziato a 
prendere vita nel '98 con i decreti legislativi riguardanti : "la 
disciplina 
sull' immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero" e nello 
specifico dall'allora ministro dell'interno Napolitano. Nel passaggio 
di 
governo dalla sinistra alla destra le cose sono andate di male in 
peggio. Con 
la legge sull'immigrazione "Bossi-Fini" -che sembra un documento 
scritto da 
negrieri del 1850 -:gli extracomunitari che entrano in Italia oltre a 
dover 
avere un contratto di lavoro,subiranno delle restrizioni anche per 
quanto 
riguarda il ricongiungimento con i propri familiari.

MECCANISMI della RIFORMA BOSSI-FINI

Il regnante ministro dell'interno decide un massimo di "schiavi" da far 
entrare nel paese. Le famiglie borghesi e gli imprenditori aguzzini 
possono 
richiedere la manodopera straniera ad uno sportello in prefettura che 
spedir 
le richieste ai consolati , ove i futuri sfruttati si recheranno se 
vogliono 
lavorare. In alternativa l' imprenditore pu richiedere un certo numero 
di 
persone da utilizzare, fortunatamente dovr dare loro vitto e 
alloggioma da 
buoni patrioti fascisti quali sono la domanda dell'imprenditore passer 
prima 
dai "centri provinciali dell'impiego" cos da garantire all'italiano 
per 
primo la possibilit di lavorare. Accertato che lo straniero possa 
entrare in 
Italia, avr 8 giorni per presentare il "contratto di soggiorno" che 
sar 
valido solo per il periodo di sfruttamento concordato.
Se l'immigrato avr sempre un lavoro regolare e produrr per lo stato 
padrone, senza commettere reati,in piena passivit, potr restare in 
Italia 
per un tempo indeterminato.
All'inizio i contratti non devono superare uno o due anni con un 
massimo di 
sei -gli si potrebbero dare troppe garanzie- dopo dieci anni di 
sottomissione il migrante avr la possibilit di diventare "cittadino 
italiano".
Un altro cambiamento fondamentale riguarda il ricongiungimento 
familiare:
-	 consentito solo ai figli minorenni dal paese d'origine  verso i 
genitori in Italia con regolare permesso di soggiorno. 
-	Se viceversa lo sfruttato  il figlio, questo pu far venire i 
genitori in Italia, a meno che non convivano con figli maggiorenni. 
Tutti i migranti che non si sottomettono al porco regime fascista 
italiano, i 
cosiddetti clandestini, verranno espulsi dal paese.
-	Per il clandestino trovato la prima volta non viene riconosciuto 
reato ma solo la detenzione momentanea nel  
-	"centro d'accoglienza" e la futura espulsione.
-	La seconda volta vi  l'arresto ma solo facoltativo e la 
riespulsione.
-	Mentre la terza volta viene  processato in Italia e arrestato da uno 
a quattro anni.
Siccome le famiglie borghesi "hanno bisogno della colf" il numero 
accettato 
in questa categoria  illimitato. Inoltre in presenza di un 
handicappato in 
famiglia lo straniero potr essere regolarizzato come "badante". Nel 
caso di 
non continuit lavorativa, la famiglia dovr denunciare il fuggitivo.Da 
queste leggi emerge la
raccapricciante realt dello sfruttamento dei migranti! 
DISTRUGGIAMO I "CENTRI DI DETENZIONE" E TUTTE LE STRUTTURE AFFINI ED I 
PORCI 
CHE LI HANNO VOLUTI!






CARCERE MINORILE

 Molto spesso l'approccio paternalistico che l'autorit ha nei 
confronti 
della devianza giovanile nasconde l'esigenza di recuperare individui 
altrimenti incompatibili con i canoni anestetizzati ed anestetizzanti 
di 
questa societ. Da anni sociologi e psicologi studiano i fenomeni e i 
comportamenti legati alla microcriminalit, al teppismo giovanile, al 
fenomeno delle baby gang e del branco. L'esigenza  quella di capire, 
di 
individuare il virus che catapulta milioni di adolescenti dentro quelle 
dinamiche di illegalit che il sistema non riesce a controllare. 
Per questo fin ora alla punizione veniva sempre affiancata un opera di 
recupero sociale che prevedeva il reinserimento del giovane attraverso 
un 
accurato ed efficace lavaggio del cervello. Dunque si studia, si 
forniscono dati e statistiche agli organi di repressione e si elaborano 
le pratiche pi efficaci per sopire l'animo turbolento dei piccoli 
criminali. 
Le cifre, relativamente significative, evidenziano l'aumento 
in Italia dei reati commessi da minori. La criminalit minorile sembra 
essere 
pi diffusa al Nord (40%) meno al Sud (23%). Le cause sono sempre le 
stesse: 
furti, rapine, detenzione di stupefacenti, lesioni, 
danneggiamenti. Le pene sempre pi articolate e restrittive servono 
all'opinione pubblica per guadagnare almeno l'illusione di un mondo 
quieto, pulito e finalmente liberato dall'immondizia che insudicia le 
citt. 
Con un approccio simile si fa presto a raggiungere l'equazione 
adolescente = 
criminale. Ed  proprio da questa equazione che parte il 
disegno di legge (ddl) approvato il 1 marzo 2002 dal consiglio dei 
ministri. 
Un ddl che prevede un radicale inasprimento delle pene e che sembra 
privilegiare la vendetta sociale contro l'illegalit  rispetto 
all'ipocrisia 
del recupero e del reinserimento. La legge, fortemente 
voluta dal ministro Castelli, prevede l'abolizione dei tribunali per 
minorenni, sostituiti da sezioni specializzate presso i tribunali 
ordinari e 
l'unificazione delle competenze civili in materia di famiglia e minori. 
Venuto a mancare il concetto di recupero sociale il 
ruolo degli psicologi, dei neuropsichiatri infantili ecc. diventa 
assolutamente marginale. Gli scienziati che per anni hanno fatto i 
soldi 
usando come cavie ragazzi e ragazze a cui imporre test, analisi, 
colloqui 
informali e altre stronzate inutili, non affiancheranno pi i 
giudici prima della sentenza. Il loro ruolo sar da oggi solo quello di 
consulenti esterni. Verranno inoltre diminuite le attenuanti per i 
minori che 
commettono reati (da un terzo ad un quarto) e una volta 
ragginti i 18 anni di et per i detenuti si apriranno le porte del 
carcere 
normale ovvero gli stessi istituti dove vengono reclusi i 
maggiorenni.La 
riforma prevede inoltre l'esclusione dell'istituto della messa in prova 
per i 
reati ritenuti particolarmente gravi come 
l'omicidio o la violenza carnale.Con queste rifiniture il sistema 
repressivo 
nazionale si adegua ai 
canoni delle pi moderne ed evolute democrazie occidentali non solo 
investendo miliardi in gabbie di acciaio e cemento armato, ma 
ristrutturando, 
speculando sull'allarme microcriminalit, le norme che 
regolano giuridicamente le problematiche legate al mondo giovanile. 
Secondo 
Castelli quindi i ragazzi non possono pi essere trattati come 
adolescenti 
che sbagliano, ma come veri e propri criminali. Il Guarda 
sigilli giustifica poi cos la riforma approvata al consiglio dei 
ministri: " 
La delinquenza minorile  cambiata. Non si tratta pi di teppistelli, 
ma ci 
sono ormai ragazzi di 16 anni che reati gravi come 
gli adulti. Era necessaria quindi una restrizione delle previsioni 
attenuanti" . Non  tutto. "L'impianto penalistico in vigore - ha 
aggiunto il 
ministro - era stato pensato su un tipo di delinquenza che non esiste 
pi. 
Gli esperti ormai sono concordi nel dire che la realt  un'altra [] 
siamo 
quindi intervenuti su alcuni punti,restringendo la diminuente prevista 
dal 
codice da un terzo a un quarto". Si invoca il carcere, la detenzione, 
la pena 
e l'inquisizione. Si elaborano punizioni esemplari. Si invoca giustizia 
e 
legalit in nome di una pace sociale che nutrendosi di vite e coscienze 
prova 
a scagliarsi con ogni mezzo contro tutto ci che non si riesce a 
controllare 
e normalizzare. 
In un paese dove fobie ed isterie allarmistiche determinano violente 
campagne 
repressive a 360, questa riforma  passata quasi sotto  silenzio. E 
mentre 
girotondi, fiaccolate e grottesche adunate chiedono a gran voce ancora 
pi 
legalit e controllo, fuori, nelle strade, continua il gioco pericoloso 
e 
violento che vede guardie e ladri scontrarsi  dentro ad 
un'interminabile 
esplosione di eventi. 


 





[ ] Giro di vite nelle carceri USA 
                                                                    
tratto da : Senza Censura n. 6/2001

Prigionieri politici ed altri posti in isolamento dopo le azioni 
dell'11 
settembre

Il pandemonio sociale e politico scatenatosi dopo gli attacchi contro 
il 
World Trade Center e il Pentagono sta consentendo a molte politiche 
governative di essere rese effettive senza nessuno scrutinio da parte 
dell'opinione pubblica. La pi drastica di queste misure ad oggi  
quella che 
consente alle istituzioni repressive all'interno del governo degli 
Stati 
Uniti di aumentare impunemente la repressione, in particolare il 
Servizio di 
Immigrazione e Naturalizzazione (Immigration and Naturalization Service 
- 
INS), gli uffici di polizia e il sistema carcerario.
Nel giro di poche ore dagli attacchi dell'11 settembre, i prigionieri 
politici e i prigionieri di guerra del paese sono stati chirurgicamente 
allontanati dalla popolazione generale e rinchiusi in Unit di 
Sicurezza.
Sono stati classificati sotto la voce Segregazione Amministrativa e 
detenuti 
in isolamento ufficialmente "per indagine". Che si sappia tra questi vi 
sono: 
Marilyn Buck, Tom Manning, Carlos Alberto Torres, Sundiata Acoli, 
Richard 
Williams, Father Philip Berrigan, Kojo Bomani Sababu, Haydee Beltran e 
Larry 
Giddings. Anche i musulmani sono tra gli obiettivi. Queste azioni sono 
il 
risultato di ordini originati al Dipartimento di Giustizia degli Stati 
Uniti 
poi passati alla Divisione Federale delle Prigioni.
La motivazione fornita per questo rifiuto di accesso ai prigionieri, 
caso 
senza precedenti,  stata diversa a seconda dell'istituzione contattata 
e del 
singolo prigioniero politico indagato. Questo malgrado il fatto che gli 
ordini sono pervenuti da un'unica fonte.
Ciascuna istituzione ha interpretato l'ordine in modo contraddittorio.
Alcuni hanno detto che qualunque prigioniero che sulla sua fedina 
penale 
aveva riferimenti ad esplosivi era stato posto in isolamento, altri 
hanno 
risposto che era stato fatto - come nel caso di Padre Philip Berrigan - 
per 
proteggerli. Padre Philip Berrigan non  mai stato minacciato da un 
altro 
detenuto. Da chi deve essere allora protetto? Alcuni, come Marilyn Buck 
e Tom 
Manning, sono detenuti in isolamento per "indagine" malgrado sono 
entrambi 
detenuti da oltre 20 anni. I musulmani, in generale, sono stati posti 
in 
isolamento e in alcuni casi, come Lewisburg e Leavenworth, restano in 
isolamento.
A Lewinsburg, PA, ad esempio, il prigioniero politico Larry Giddings  
stato 
in isolamento per 21 giorni.  stato rilasciato solo gioved 4 ottobre.
Gli altri musulmani che sono stati posti in isolamento in quello stesso 
periodo restano in quelle condizioni. Che si sappia restano in 
isolamento i 
prigionieri politici Sundiata Acoli, Carlos Alberto Torres e Kojo 
Bomani 
Sabatu. Si sta cercando di conoscere lo status degli altri.
Anche prima i prigionieri politici e i prigionieri in generale sono 
stati 
oggetto della misura di isolamento per motivi di sicurezza. Ma ora gli 
viene 
anche negata la possibilit di avere contatti telefonici o di persona 
con i 
propri legali. Finora il diritto di accesso alle corti non era mai 
stato 
violato. La mancata possibilit di contatto con i legali rende loro 
impossibile protestare per queste azioni e condizioni ingiuste in cui 
sono 
tenuti e rende impossibile altres ai familiari, amici e sostenitori 
accertarsi delle loro condizioni.
Pensiamo che il vero motivo dell'isolamento di questi prigionieri 
politici e 
di guerra  di estraniarli ulteriormente e di criminalizzarli. Il 
governo 
degli Stati Uniti continua a negare l'esistenza di prigionieri politici 
all'interno delle prigioni di questo paese. Hanno negato che ci sono 
lotte 
politiche legittime per la libert, la liberazione e i diritti umani in 
atto 
all'interno dei confini degli Stati Uniti. Da tempo cercano di 
etichettare 
quelli coinvolti in tali lotte come "terroristi". Crediamo che 
quest'ultima 
mossa contro i prigionieri politici e di guerra  un altro passo nel 
definirli terroristi e giustificare cos il loro comportamento verso 
queste 
persone - un altro passo verso la criminalizzazione del dissenso negli 
Stati 
Uniti.
Questa potrebbe essere la motivazione logica per ci che sta accadendo 
qui.
Queste persone non rappresentano alcuna minaccia reale contro gli Stati 
Uniti, a meno che il potere dell'analisi ragionata non sia una 
minaccia.
In un documento presentato alla 60esima Conferenza della International 
Federation of Library Associations (IFLA) tenutasi nell'agosto del 
1994, 
Vibeke Lehman, Coordinatore dei Servizi Bibliotecari del Dipartimento 
delle 
Prigioni del Wisconsin scrisse: "Negli Stati Uniti ai prigionieri sia 
delle 
prigioni di stato che federali sono garantiti alcuni diritti 
costituzionali e 
civili.
Essi includono il diritto a non subire punizioni crudeli e insolite, ad 
un 
giusto processo, alla libert di parola, di religione, all'assistenza 
sanitaria, il diritto a non subire discriminazione razziale e ad avere 
accesso alle corti. Solo in particolari circostanze e per questioni di 
sicurezza possono essere imposte limitazioni a questi diritti". Il 
governo 
degli Stati Uniti ha negato a questi prigionieri questi diritti senza 
giusta 
motivazione e/o senza motivazione legittima.
Le autorit carcerarie degli Stati Uniti e i politici usano di solito i 
momenti di crisi per privare i prigionieri dei pochi diritti che ancora 
hanno 
e per mettere in atto ulteriore repressione verso i dissidenti 
politici. Dopo 
la tragica perdita di vite umane ci di cui siamo stati tutti testimoni 
 
stata la parte migliore dell'umanit ma anche la peggiore. Il 
comportamento 
di coloro che tentano di usare questi momenti difficili per privare 
degli 
esseri umani dei loro diritti  un atto tanto criminale quanto i 
crimini 
scatenati dall'odio anti-arabo e anti-musulmano che abbiamo condannato 
a 
livello nazionale.
Dobbiamo ritenere il Procuratore Generale John Ashcroft e la Divisione 
delle 
Prigioni direttamente responsabili degli abusi verso i diritti dei 
prigionieri.
Chiediamo a tutti di scrivere agli indirizzi sotto elencati per far 
sapere 
loro che le loro azioni non sono passate inosservate e che chiediamo la 
fine 
dello stato di isolamento e un ripristino del diritto alla posta, alle 
visite 
e agli avvocati per la popolazione carceraria resa vittima dall'11 
settembre.

Attorney General John Ashcroft
U.S. Department of Justice
950 Pennsylvania Ave, NW
Washington, DC 20534
E-mail: AskDOJ@usdoi.gov
FAX: (202) 514-5331 - Tel.: (202) 353-1555

Kathleen Hawk Sawyer
Director, Federal Bureau of Prisons
320 First Street, NW
Washington, DC 20534
FAX: (202) 514-6620 - Tel.: (202) 307-6300

The Jericho Movement
P.O. box 650, New York, NY 10009
http://www.thejerichomovement.com/



Cronaca del 17/3 da Barcellona 
[dalle cronache degli avvenimenti durante il controvertice U.E.,mandate 
in 
rete dai compagni di  mw4k] 
    Barcellona 17 marzo, ore 12:43

cronache 15 sera e 16.

Riprendiamo fiato dopo le corse di questi giorni...
Ci eravamo lasciati con le corispondenze alle cariche della Rambla del 
15 
pomeriggio.

Il clima di intimadazioni poliziesche non ha fatto che crescere da quel 
momento, nonostante la citta' e' cominciata a riempirsi, di ora in ora 
di 
sempre piu' attivist*.

Infatti, come avrete gia' saputo dalle altre cronache e testimonianze 
pervenute, la stessa notte fra il venerdi' e il sabato, e' stata 
caratterizzata da arresti e cariche. Le guardie hanno carico, come 
durante 
tutto il giorno, a freddo un corteo pacifico contro gli OGM.

La polizia ha arrestato 28 persone e i manifestanti si sono riuniti 
attorno 
al commissariato, assediandolo simbolicamente e richiedendo la 
liberazione 
degli/lle attivist* pres*. Ovviamente, come se fosse una costante, la 
polizia 
ha ricaricato.

Nel frattempo il centro della citta', soprattutto la zona fra 
l'universita' e 
il MACBA (museo dell'arte contemporanea), va riempiendosi di migliaia 
di 
persone convenute per il circo, il quale, per spettacolarita' ed 
effetti non 
ha nulla di meno di uno "ufficiale" tranne che e' alternativo, 
autocostruito, 
senza animali e anticapitalista. Insomma, molto piu' bello e divertente 
;-)

Il sabato si preannuncia festoso sin dal mattino (il corteo e' 
annunciato per 
le 18).
Decine di migliaia di giovani, principalmente universitari, inondano 
Barcellona. La Rambla, il centro, le universita', ovunque si giri 
attorno 
Plaza Catalunya sembra di essere in un immenso squat. Colori, voci, 
vibrazioni e suoni sono sicuramente la nota piu' positiva che possiamo 
difficilmente trasmettervi da qui. 
Un enorme scritta campeggia sul muro vicino al MACBA: "Squat your life, 
squat 
the world! (A)" e l'atmosfera e' proprio questa! 
Bonghi e rasta, punk e studenti, giovani indipendentisti catalani, 
irlandesi, 
corsi e baschi, skaters e b.boys, "indiani metropolitani" e bambini 
immigrati 
di periferia, e tutte le altre sottoculture, politiche o meno, che 
animano 
l'universo giovanile antagonista confluiscono calorosamente e 
appassionatamente qui. 
Insomma un senso di appartenenza ad un altro mondo, quello possibile 
con la 
nostra lotta, pervade le piazze, le viuzze e supera l'ostacolo della 
babilonia delle lingue.

Alle 18, ma in realta' molto prima, parte il corteo.
Al centro di convergenza, sui flyers, nei siti abbiamo letto che il 
corteo 
era diviso in quattro blocchi: quello della Campagna contro l'Europa 
del 
Capitale e la Guerra; quello della piattaforma catalana per l'europa 
sociale 
dei popoli e dell'autodeterminazione (a cui hanno aderito basch*, 
irlandesi, 
sard*, cors*, valdostan* e altr* che, perdonateci, non abbiamo 
riconosciuto 
con mille altre bandiere); quello dei sindacati (CGT, CNT e i sindacati 
di 
base); e l'ultimo di tuti gli altri gruppi in ordine sparso.

Nella realta', nelle strade e nelle piazze stracolme all'inverosimile 
gia' 
dalla partenza, e' quasi impossibile riconoscere la sistemazione dei 
blocchi. 
La marea di gente, superiore alle 300.000 persone, si confonde, 
ondeggia e si 
mischia attraversando trasversalmente blocchi, striscioni e cordoni. E 
lo fa 
danzando, suonando, innalzando pupazzi e palloni gonfiati enormi, con 
un 
ritmo di "fiesta" tipicamente latino.
 

Oltre alla musica, ai colori alla gente stupita di se stessa e della 
capacita' di vedersi moltiplicata in centinaia di migliaia di facce 
diverse 
ma uguali. Scusate l'azzardo di questo concetto, ma l'idea e' proprio 
questa: 
vedere un fiume di manifestanti, superiore o pari in quantita' 
addirittura a 
quello di Genova-G8, e vederla straripare lungo le Avenue mentre si 
arrampica 
fino ai primi piani dei palazzi che costeggiano il corteo, da molta 
soddisfazione.

Il corteo avanza lento, festoso, orgoglioso, "cacerolazando" il piu' 
possibile, con azioni simboliche e ricche di vernici contro banche e 
multi.

La piazza dove si "conclude" il corteo, e la piazza della Statua di 
Colombo. 
Li' proseguono comizi, si stendono enormi bandiere palestinesi al ritmo 
di "intifada! intifada!", e prosegue la musica.

Verso le 20 arriva la coda del corteo, caratterizzata dagli spezzoni 
dei/lle 
COMPAGNI/E ANARCHICI/CHE e AUTONOMI/E (e non degli infiltrati della 
polizia 
come gia' corre voce). 
Nei pressi di P.zza Colon si erigono gli uffici di una delle maggiori 
banche 
e delle maggiori caserme della citta', subito bersagliati dall'azione 
diretta 
di quest'ultimi spezzoni. Sassi, cartelli stradali e benzina (e 
fiamme), 
piovono sulle mura di questi edifici. 
La piazza non reagisce male, o comunque non si nota lo stesso isterismo 
che 
caratterizza molti pacifisti in Italia (scusate la frecciatina, ma 
siamo 
fatti cosi'! :-P).
Reagiscono male, invece, le guardie. 
Partono da dietro e dal lato due cariche della Polizia (per l'occasione 
tutta 
vestita in nero con scudi speciali antiproiettile), che spingono il 
corteo 
verso Avenue Parallel e la Rambla. Il servizio d'ordine si cordona a 
100 
metri di distanza dalla polizia, per arginare i danni e fare defluire 
alle 
sue spalle il corteo. Davanti al cordone, verso la polizia, NON SOLO I 
BLACK 
BLOC ma tutt* quell* che sentono il bisogno di autodifendersi 
combattono con 
la polizia per tenerla schiacciata su un unico lato. La situazione in 
realta', pensandoci ora, non e' cosi' impanicata e gli nel pieno degli 
scontri si sentono ancora, a poke decine di metri, i bonghi del 
gruppo "rePERCUSSION contra el sistema!".

A complicare le cose ci pensa una terza e quarta carica della polizia 
dalla 
parte opposta, appunto dall Rambla e Av. Parallel dove la gente 
arretrava e 
dove non c'era nessun cordone solido o gente autodifesa.
La situazione si complica e la battaglia infuria disordinatamente, 
mentre gli 
sbirri cominciano a tirare fuori il meglio dei loro arsenali: 
lacrimogeni e 
pallettoni di gomma (ma pallettoni proprio, eh!).
Il corteo sbanda corre e si comprime su se stesso finche' si sparge per 
una 
miriade di stradine a ridosso del MontJuic. Mentre si corre inseguiti 
da 
pallettoni sparati anche ad altezza d'uomo, una colonna di blindati ci 
taglia 
la strada e inchioda. Scendono al volo le guardie e violentissime, con 
odio, 
fanno una strage di tutta la gente che scappa. Inseguono la folla nei 
negozi 
e nella metro.

Ormai si e' salvi solo nelle viuzze e le centinaia di migliaia di 
partecipanti al corteo sono sparsi per i vari quartieri. 
Lungo Av. Parallel e le viuzze parallele continuano a crollare le 
vetrine 
delle banche, della Benetton e degli Alberghi e dell'Adecco.

L'elicottero, con un faro enorme, punta le zone dove ancora si 
registrano 
incidenti e li convergono decine di camionette in un carosello che 
durera' 
tutta la notte in molti quartieri e portera' all'arresto di 40 
attivist*, che 
ovviamente la polizia ha definto "violenti" (abbiamo i nostri seri 
dubbi).

Nel frattempo una folla spropositata, enorme, niente affatto spaventata 
(questa e' la vera sorpresa!) si tuffa allo stadio di MontJuic dove 
c'e' il 
concerto di Manuchao e di altri. 
Ma non e' tanto la musica, o non solo la musica, a dominare la festa, 
ma la 
stessa aria che si respirava la mattina per le vie del centro di 
Barcelona.

Nella notte mentre torniamo, vediamo ancora decine di migliaia di 
giovani 
salire verso il concerto-festa. E' la consapevolezza che, come recita 
lo 
striscione dietro l'enorme palco, "SIAMO MILIONI E IL PIANETA NON E' 
VOSTRO!"

Con (A)ffetto da Barcellona

ps
perdonateci eventuali errori ma nn abbiaamo tempo di rileggere e siamo 
ignorant* :-P
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un'e-mail a 
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