VIVERE LESTREMO E RITORNO.

"O ci si organizza a lavorare un giorno la settimana e vivere e giocare e creare durante gli altri sei giorno oppure lumanit  destinata ad estinguersi".

(Silvano Agosti - Luomo proiettile - 1995)

Lo spettacolo della vita quotidiana.

Oltre gli orari, gli spostamenti, i pensieri che ogni individuo gestisce lungo la giornata, non si pu negare lesistenza di un assetto organizzativo imprescindibile della realt quotidiana; della forma precostituita e prestabilita delle ore, dei minuti, dei secondi che separano il giorno dalla notte: divisione volutamente precisa e costruita della vita, che da sempre caratterizza i nostri movimenti spazio-temporali; dellimpossibilit, spesso, di riuscire ad impedire che il trascorrere del tempo condizioni loccupazione stessa di un preciso spazio ormai abituale e rassicurante; della difficolt, talvolta, di compiere operazioni mentali ed esercizi corporei lontani dalla consuetudine, dalla noia, dalla

ripetizione di gesti ormai rodati ed approfonditi.i Inevitabile  sottolineare limportanza della divisione del lavoro nella societ attuale, quanto poi la sua organizzazione, funzionale al profitto e allaccumulo di ricchezze concentrate, impedisca ai pi di potersi sottrarre a tali imposizioni e di progettare la propria esistenza in forme e modi pi congeniali e rispettosi delle esigenze e dei bisogni individuali. Il lavoro salariato espropria continuamente la persona dalla possibilit ed opportunit di ricercare dimensioni e condizioni libere, creative, giocose, gestite secondo modalit squisitamente soggettive e diversificate.

Il contesto culturale e sociale delluomo telematico odierno impedisce, sia ai ricchi, sia ai meno abbienti, sia ai diseredati, di concepire la cultura del non-lavoro.

La riflessione e lintenzione  quella di suggerire altre soluzioni alle lotte sociali per le 35 ore settimanali (in genere rivendicazioni di piccoli partiti e sindacati autonomi, ed ora anche di CGIL, CISL E

UIL) o al moto trentennale del "lavorare tutti, lavorare meno".

Il non-lavoro  una filosofia e pratica di vita ( crf. "Labolizione del lavoro"di BOB BLACK ) e non appartiene sicuramente alluniverso dei politicanti istituzionali o antagonisti, coloro i quali spingono in forza di grandi masse e di popoli oppressi dal capitale pseudo-cambiamenti allinterno del mondo del lavoro, supportati da ideologie paleo-ortodosse.

Nel prossimo futuro il sistema del capitale, del libero scambio, della propriet pubblica e privata, del lavoro precariato e flessibile, sar sempre pi distante dal riuscire ad offrire impieghi duraturi, a versare contributi fiscali ad uno Stato che gi ora garantisce misere pensioni, a rispondere alla domanda di milioni di immigrati che premono alle frontiere del nostro dorato occidente: flussi migratori che si pretende di controllare e prevedere con leggi "adeguate e avanzate", espressione del consueto autoritarismo istituzionale. Tali complessi fenomeni, di natura politica, sociale ed economica, non possono trovare semplice spiegazione nella questione delle differenze di classe, di ceto e di religione, come vecchie teorie marxiste-leniniste e sovrastrutturali ancora cercano di avallare.

Il significato di questi macro problemi potrebbe collocarsi allinterno di una visione della vita come meccanismo di un processo esistenziale volto alladeguamento e spostamento del sentimento di rischio e di imprevedibilit, fonte dansia, dangoscia e timori profondi. E il presentimento di affondare nel caos, nellincertezza che determina lorganizzazione limitata e razionale della vita quotidiana.

Lalienazione grigia, sbiadita, la ripetitivit ricercata nella strutturazione estremamente rigida dellesistere, o meglio del sopravvivere, trova apparentemente una possibilit di riscatto e di cambiamento nel gusto compiaciuto del divertimento fittizio, comprato a caro prezzo, allestito secondo i dettami delle mode e delle nuove tendenze.

Il culto materiale dellimmagine giusta al posto giusto, del look arricchito ed ingigantito dallultimo oggetto optional che va tanto in voga, ben si concilia allinterno dellorganizzazione quotidiana delluomo-donna che lavora, produce e consuma.

Il sistema con i suoi potenti mezzi, con le sue ramificazioni,  capace di recuperare ed alterare, secondo gli obiettivi e le esigenze del mercato, ogni elemento o particolare che abbia caratteristiche potenzialmente alternative, innovative e moderne.

I rapporti economici, ancora una volta, riescono con efficacia ad imbrigliare ed imbavagliare anche le menti e gli spiriti non asserviti, non sottomessi. Creativi, pubblicitari, esperti di marketing, artisti ed altri si trovano spesso costretti ad immolare le loro idee geniali, le loro trasgressioni libertarie, le loro proposte innovative ai soldi facili, annichilendo quindi ogni possibile contenuto di liberazione e trasformazione della realt.

La pubblicit, la tv, liformazione manipolata contribuiscono a propagandare limportanza e la necessit delle merci feticci da idolatrare. Laccumulo di oggetti "usa e getta" crea nel mercato un over-produzione di beni inutili, fittizie entit rese appetibili da una curiosa miscellanea di immagini sempre pi sofisticate, colonne sonore indimenticabili, slogan appiccicosi e ruffiani.

Le leggi dello spettacolo hanno permesso un allargamento a fasce di popolazione meno abbienti lentrata libera ad un mondo che fino a poco tempo fa gli era precluso; dove falsi riti, miti del protagonismo patinato, culto esagerato del finto non possono migliorare una vita vuota ed insignificante.

Oltre lo spazio e il tempo.

"Non c che il presente che possa essere totale, un punto di incredibile densit.

Bisogna imparare a rallentare il tempo, a vivere la passione permanente dellesperienza immediata".

( Raoul Vaneigem - Trattato di saper vivere ad uso delle giovani generazioni )

1. LA PRATICA DELLA TRASGRESSIONE

Il quotidiano, inteso sterilmente come un recipiente da riempire per far trascorrere il tempo, offre la possibilit esclusiva di vivere uno pseudo divertimeno, uno svago fine a se stesso, slegato da una visione ampia ed articolata della propria esistenza.

Il divertimento, collocato allinterno di una logica mercantile di business, viene caratterizzato da elementi e aspetti insulsi apparentemente soddisfacenti; la realt dentro i locali trend, le discoteche alla moda, i templi pi gettonati non  liberata, personalizzata o creativa: i gestori con il loro staff pensano per te, risolvendo ogni tuo desiderio od esigenza impellente, cio si delega ad altri ci di cui si ha bisogno.

Lautogestione diretta di spazio e tempi  una pratica certamente contraria al lucro personale o di pochi, per questo viene bandita ed allontanata come azione inadeguata ed impossibile da attuarsi. Daltra parte la gestione orizzontale e non autoritaria dello spazio ludico  da sempre uno degli obiettivi di tattiche e strategie volte alloccupazione diretta di tutto ci che il sistema sociale vieta ai gruppi giovanili: spazi fisici ed utopie mentali.

La voglia di abbattere le imposizioni culturali del mondo degli adulti spinge spesso i giovani a trasgredire le leggi, a ribaltare i significati e le modalit duso dello spazio e del tempo. Mantenendo la distanza da possibili mistificazioni e ritualit fini a se stesse,  ormai la pratica dellillegalit, dellazione diretta e della conseguente autogestione del proprio divertimento che caratterizza e accompagna la nostra sopravvivenza, le nostre frustrazioni irrisolte, la continua ricerca individuale dellequilibrio spezzato, le diversemotivazioni di distruggere con modelli alternativi le consuete abitudini.

Tutto ci, e non solo, dentro il rave, il party non autorizzato, espressioni complesse, contenitori multipli per inviare e suggerire esistenze e mondi diversificati.

2. LA RICERCA DELLA COMPLESSITA.

Il rave, evento multimediale sempre diverso, assume un profondo significato nella continua ricerca di valori e contenuti realmente dirompenti e destabilizzanti della cultura circondante. E espressione spontanea e fervida di probabili utopie, di viaggi fantasiosi non necessariamente veicolati o vincolanti, ma pi propriamente imprevedibili ed inaspettati.

Larticolazione del proprio corpo arricchito e movimentato da spostamenti ed occupazioni fisiche sconosciute, si congiunge a fertili e vivide immagini mentali mai provate; la costruzione di sensazioni ed emozioni forti  chiaramente amplificata dai decibel della strumentazione allestita, ampliata da scenografie che mutano e si trasformano segnatamente alle diverse e suggestive architetture di volta in volta scovate allinterno della metropoli.

E una continua crescita di menti in esercizio che cambiano con loccupazione tempestiva della citt; tappe diversificate di un tracciato non ancora chiuso, scavato in profondit: stazioni metro abbandonate, capannoni di lamiera in disuso, aree industriali periferiche, piccole e grosse fabbriche dismesse rappresentano lo scenario possibile dove allestire e dare vita al mostro. Clandestino, dove non soltanto le mura, il luogo, la struttura edificata assumono importanza, indispensabili restano anche gli scambi interpersonali, i legami tra gli individui.

Lintento  quello di permettere la nascita di atmosfere, climi impalpabili, altro dai modelli tipici commerciali.

Il rave  e deve essere illegale non come dogma, ma perch la storia e la controcultura cos lo ha costruito, ricercato ma non definito; riempire un vuoto virtuale e renderlo realt soggettivamente interpretabile ed entit continuamente sperimentabile un possibile obiettivo.

Lapprocio diversificato e limpatto sovversivo nei confronti della metropoli, offre una sorta di passagio veloce ed inafferrabile, dove trascorrere una microscopica particella di vita. Atomi sparsi e distanti raccolti in un ampio spazio fisico e mentale, inesauribile, non cadenzato dal tempo se non quello della musica e del ritmo elettronico quasi perfetto ricostruito dai suoni domestici, pi familiari.

La musica elemento pregnante e determinante,  strumento, veicolo capace di improvvisazioni imprevedibili, di performance fuori dagli schemi e dalle etichette riconosciute. Techno significa riciclare suoni, rumori, percezioni ambientali, creando e assemblando sensazioni innovative e ricercate mai udite. La techno  linfa vitale, fluido denso e lubrificante per i nostri neurotrasmettitori, i nostri bisogni concreti, le nostre motivazioni forti.

Il techno rave pu semplicemente delinearsi come diretto strumento di cambiamenti esistenziali, senza ansie di certezze o verit assolute, mezzo trasgressivo di recupero di linguaggi e gesti primordiali, di codici complessi da scoprire.

Rave come situazione elastica, di raccordo tra visioni soggettive ed espressioni tribali da piccolo gruppo, come cellule irrazionali e nuclei sperimentali; come esperienza materiale e concreta di vita collettiva, come continuo distacco psichico dal corpo; come essenza estrema per provare dimensioni piacevoli, dolorose, in perfetta sintonia ed armonia di un modus vivendi fatto di ritmi e rumori costruiti secondo esigenze mutevoli, energie mobili ed influssi benefici, contrari alle depressioni metropolitane e allo stress quotidiano; come terapia verso unesistenza diversamente articolata, irrazionale, incerta, sicura, contradditoria, relativa e scettica.

Dallironia sarcastica, dalla profondit di pensiero, dal nomadismo spazio-temporale, dalla costruzione di geografie mentali, la possibilit di provocare viaggi in luoghi che non esistono, lopportunitdi abbattere muri e limiti invalicabili.

3.CONTRADDIZIONI E PARADOSSI

Recuperando il discorso precedente sulla cultura del non-lavoro e sul rave come possibile orizzonte di mutamento reale, contro la spettacolarizzazione mass-medianiaca, la conclusione ovvia  che tali dimensioni vadano incastrate secondo vie parallele, che prima o poi si incontrano.

E come affermare che il rave pu, secondo i sui presuposti, trovare massima espressione in un mondo senza doveri e senza diritti, in un mondo anarchicamente allestito.

Invece paradosso  che il non-lavoro  impraticabile, o meglio, ha bisogno per essere attuato di tutta una serie di trasformazioni concrete allinterno dellassetto sociale, mentre il rave come supporto o continuum allutopia del non-lavoro  una realt ormai diffusa e praticata, espressione diretta ed esplicita del disagio giovanile.

Il rischio principale  che tale evento-situazione, ormai consueto e diffuso, avendo raggiunto un traguardo conosciuto e prevedibile, perda definitavamente limmediatismo spazio-temporale, lelemento della velocit, loccupazione di luoghi sempre diversi, la scarsa visibilit o semi-clandestinit, la gestione orizzontale del posto conquistato.

Il limite del rave, cos come viene concepito e immaginato,  quello appunto di essere diventato scontato, superficiale, vuoto, inutile. Non pi strumento, mezzo virtualmente costruito e articolato, non fine ultimo di una pratica sociale che etichette e difinizioni non ha mai ricercato.

Il rave, come obiettivo, offre una monosoluzione semplice ad esigenze e desideri che cambiano, si trasformano e si arricchiscono.

Levento multimediale  quindi ormai sterile e prevedibile, ha perso tutto il suo potenziale di trasgressivit e di alternativit.

Episodio sradicato dalla vita quotidiana dove emozioni fittizie non sono riuscite a contagiare lintera esistenza;  lunica risposta a mille bisogni e sogni, mentre inizialmente ha concesso la possibilit apparente di risolvere, e in parte soddisfare in maniera creativa e dirompente le esigenze personali e collettive.

La formula magica del rave come pratica ha quindi esaurito il suo mandato.

Con disincanto ci accorgiamo della necessit di inventare qualcosaltro che abbia la stessa efficacia ed incisivit.

Di rimando scaturisce che, senza leggi e abitudini consuete,  possibile risolvere lannoso problema rappresentato dai tutori riconosciuti dellordine pubblico, i paladini instancabili della giustizia sempre presenti e allerta in ogni momento.

Organizzazioni legalizzate, poliziesche, gerarchiche, armate non sono alla nostra portata, inutile ricordare che le azioni, i movimenti, gli spostamenti andrebbere responsabilmente garantiti e considerati adeguati, senza pericoli ingestibili.

Il controllo sociale penetra quando si presentano delle falle, dei buchi, quando la determinazione non  convincente, quando lo spontaneismo diventa banale e vuoto di contenuti concrti e tangibili. In poche parole, quando a monte non esiste una visione complessa, ampia ed esperta, delluniverso umano.

Il superamento delloccupazione totale

"Lavvenir noi siamo, pensiero e dinamite".

(Linsurrezione - Londra - 1905)

1.DALLISTITUZIONE AL GIOCO.

La formula organizzativa del rave-evento pu ormai trovarsi di fronte ad un empasse, ad una condizione statica e stabile, troppo sicura, tale da poter essere definita come una sorta di istituzione, con le sue leggi e le sue scontate abitudini.

Tutto questo  chiaramente paradossale, viste le sue enormi potenzialit e capacit di trasformazione sociale ed individuale.

Trasgredire le regole imposte non pu essere svuotato del suo contenuto dirompente e destabilizzante, non pu essere ridotto ad una semplice "parola dordine", tipica di organizzazionio gruppi politici che adottano strategie sempre uguali e compiono azioni con pretasa di armare caos e disturbo nelle metropoli, ma che, in fondo, sono semplici la loro prevedibilit poco originale aumenta la repressione immediata.

Superare loccupazione di luoghi fisici dove svolgere molteplici attivit, a mio avviso, pu in certi momenti, anche di breve durata, essere pratica politica efficace e produttiva; fermare lazione per crearne di nuove, pi incisive e rumorose,  necessario in alcuni frangenti; le opportunit e le possibilit devono crescere, svilupparsi e diventare necessarie se si vuole conquistare obittivi difficili e inconsueti.

Senza dogmi, senza velate certezze, ritengo che abbattere i muri, quando questi tendono a diventere ghetti dorati o situazioni estremamente sicure e pacifiche, pu essere indispensabile per non fermarsi mai.

Adagiarsi allinterno di condizioni ovattate e protette blocca drasticamente le energie, la volont, le aspirazioni creative di cervelli sempre in movimento; almeno si cerca di attivare le menti, il pensiero per muoversi concretamente e per non ripetere allinfinito le stesse ambientazioni, gli stessi giochi.

2.SENZA VERITA.

Ripartire da zero, talvolta, pu essere utile ripercorrendo a ritroso percorsi gi seguiti  indispensabile per agire meglio e per rioccupare lo spazio e il tempo.

La difficolt  riuscire a cogliere lattimo, il breve momento per la stasi, per lanalisi delle esperienze passete e trarre cos benefici per lazione futura. Spontaneamente.

La conoscenza profonda dei fenomeni sociali e psichici  sicuramente proficua; invece spesso ci si trova impreparati ad affrontarte e a comprendere lambiente che ci circonda; non faccio riferimento a statistiche psicometriche o ad ipotesi da dimostrare, gli approcci scientificamente esatti e il sapere accademico non possono fornire parametri di riferimento per le azioni che provano a rivoluzionare la vita. E proprio contro tutto ci che tende a una definizione precisa e misurabile delle situazioni che bisognerebbe opporre il libero pensiero e la pratica del gioco spontaneo e creativo.

Alimentare e fornire imputs alla fantasia non  sinonimo di regressione infantile, ma  lobiettivo di inventare un mondo adulto diverso, fondato su leggi e norme non ancora scritte e per questo sconosciute e nascoste.

La ricerca dellequilibrio spesso non  consapevole, talvolta lo si ragguinge e non si riesce scorgerlo; importante e romperlo per poi riscrearne un altro. E un continuo passaggio anche doloroso tra pensiero-stasi e movimento-azione, dove il dinamismo  immobile e larrovellamento cerebrale provoca spostamenti.

Sperimentare la complessit, costruire la propria realt, inventare cellule o piccoli gruppi creativi di non-lavoro, per poi confondersi di nuovo nella massa, approfondire le comunicazioni interpersonali  la vera dinamite che scoppia dove necessario.

Vivere lestremo per ritornare a viverlo meglio, questa la scommessa!

N.B. Questo contributo scritto nel dicembre 1995 e aggiornato nellaprile del 1998, va letto, riciclato o bruciato!

Fatene luso che preferite.

MERIDIANA 0.7

