Campagna di boicottaggio Coca-Cola

da El Espectador


LE ALLEANZE CRIMINALI DELLA COCA-COLA

Autore: Iván Cepeda Castro
Testata: El Espectador 
Data: 14 Ottobre 2006
Versione originale: http://www.elespectador.com/elespectador/Secciones/Detalles.aspx?idNoticia=1029 
Traduzione: Comitato Carlos Fonseca

Da 23 anni Luis Javier Correa è un lavoratore della multinazionale Coca Cola in Colombia.
È anche il presidente del Sindacato Nazionale di Lavoratori dell'Industria dell'Alimentazione, Sinaltrainal. Un giorno del 1987 decise di entrare all'organizzazione. Alla sera, quando tornò a casa, trovò i suoi fratelli e sua moglie riuniti col capo del personale dell'impresa.
Era venuto ad avvisarli che essere del sindacato era pericoloso. Dato che non si lasciò intimorire, le sue giornate lavorative si trasformarono in un inferno. Arrivando al lavoro, le guardie per la sicurezza comunicavano la sua presenza. In alcune occasioni lo seguivano fino al posto di lavoro e lo scortavano quando andava al bagno. Lo vigilavano inoltre con le telecamere installate in tutta la azienda. Qualunque scusa serviva per motivare punizioni, così come quando volle tenere la barba e fu costretto in isolamento per vari giorni. Poi cominciarono a tormentare coloro i quali avevano a che fare con lui. I lavoratori che parlavano con i membri del sindacato, o consultavano il tabellone sindacale, venivano chiamati dai capi ed intimoriti. 
Nel 1996, Luis Javier ed altri dei suoi compagni sono stati accusati di terrorismo, ma la montatura giudiziaria non portò a nulla.

Negli impianti delle cinque filiali della Coca Cola presenti nel paese lavorano 8.700 dipendenti. Di questi, il 70% sono lavoratori temporanei che guadagnano meno del salario minimo per 16 ore lavorative giornaliere. Questo personale subappaltato viene sottoposto ad ogni tipo di umiliazioni. Non hanno diritto a sindacalizzarsi, e quelli che si dedicano alle vendite sono obbligati a vendere determinate quantità giornalmente, se non vogliono perdere l'impiego. Alcuni optano per indebitarsi e pagare col loro denaro la merce eccedente e che non riescono a vendere.

Nel 1996, nel municipio di Carepa, Antiochia, un gruppo paramilitare entrò nell'imbottigliatrice, assassinò il leader sindacale Isidro Secondo Gil e riunì gli impiegati per dir loro che se non abbandonavano il sindacato, li avrebbero presi ed ammazzati. Lo stesso pomeriggio, i paramilitari tornarono e cercarono di sequestrare un altro sindacalista che riuscì fuggire. Quella stessa notte saccheggiarono ed incendiarono la sede di Sinaltrainal. Il direttore della succursale di Carepa, Ariosto Mosquera, aveva minacciato pubblicamente i sindacalisti dicendo loro che aveva già gruppi paramilitari pronti per assassinarli. Né il comandante della brigata dell'Esercito, Rito Alejo del Río, né l’allora governatore di Antiochia, Álvaro Uribe Vélez, intrapresero azioni del caso. I sindacalisti dovettero rinunciare alla loro attività ed scappare dalla regione. 

Nel febbraio del 1999, la rivista Cambio pubblicò un esteso reportage nel quale informava che Rubén Darío Salazar, un alto dirigente della compagnia, si era riunito coi alcuni capi paramilitari Ramón Isaza e Carlos Castano.
Cominciarono ad apparire, poco alla volta,nei bagni di tutti gli impianti del paese, messaggi firmati dalle AUC (autodefensas Unidas de Colombia – paramilitari ndt) minacciando i leader sindacali.
Nei giorni scorsi un tribunale degli Stati Uniti ha assolto la multinazionale dalle denunce relative alle violazioni dei diritti umani in Colombia. Questo però non è che un primo episodio del lungo iter giudiziario che continuerà. 

Nel mentre, ci sono cinque Università negli Stati Uniti che hanno dismesso i contratti di fornitura con la Coca Cola, a seguito dei suoi vincoli con i gruppi paramilitari colombiani.

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