InfoTerritorio | Appunti sull’urbanistica del Laurentino e del XII municipio di Roma
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Info-Territorio è un momento di sintesi e di raccolta di informazioni del gruppo che si interessa a queste tematiche dentro ad L38 Squat il Centro Sociale che sta sul sesto ponte del Laurentino 38.
Già eravamo stati a visitare il cantiere della “Nuvola di Fuksas” (Viale Europa ang. Via Cristoforo Colombo) nell’aprile 2008 http://www.tmcrew.org/laurentinokkupato/info/?p=75 Nel vuoto pneumatico della giunta Alemanno e di quello ancora più spinto della giunta Calzetta alla guida del XII municipio il sindaco con la celtica al collo che faceva proclami di spazzare via l’urbanistica marxista, sovietica ecc. da questa città… lo abbiamo ritrovato invece a brindare con l’architetto (senza dubbio marxista) Massimiliano Fuksas per l’evento del sollevamento della copertura della teca della “nuvola”
Roma 14 maggio 2010 – Si è iniziato a lavorare dalle prime ore di questa mattina per la copertura della Teca del Nuovo Centro Congressi in costruzione all’Eur, progettato dall’architetto Massimiliano Fuksas.
Si tratta di un’opera dall’eccezionale valore artistico, caratterizzata da soluzioni innovative e realizzata con materiali tecnologicamente avanzati di produzione italiana.
La copertura della Teca sarà spettacolare perché verrà montata utilizzando il sistema del sollevamento dal basso e, viste le notevoli dimensioni della copertura, (12mila metri quadrati), si è deciso di assemblare e sollevare la struttura in tre fasi successive.
Il primo modulo dal peso di 1.200 tonnellate inizia la sua salita fino a quota 34 metri VENERDI 14 maggio e, per l’occasione, il Presidente di EUR SpA Pierluigi Borghini e l’Amministratore delegato Riccardo Mancini, alle ore 12 aprono il cantiere ai cittadini e ai giornalisti per assistere al montaggio, che terminerà in serata.
All’iniziativa, insieme ai vertici di EUR SpA e all’architetto Massimiliano Fuksas, interviene il Sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Cipiaceva soprattutto sottolineare che dopo due anni il Sindaco Alemanno non trova altro da fare che correre appresso alle cose fatte dalla precedente giunta che per quanto criticabile qualche minimo segno di vita lo dava… questi invece si sono distinti solo per i guai giudiziari seguiti ai Mondiali di Nuoto o a quelli legati all’avere nominato un nazista come Andrini con la sua storia di aggressioni violentissime a fare l’amministratore dell’AMA per poi doverlo rimuovere qualche mese dopo per l’emergere di nuovi scandali.
Per anni sono stati una carrozzeria, poi ne e’ stata sempre impediata la rappropriazione da parte degli ambitanti per realizzarne un centro civico o qualcosa di simile.
In teoria dovrebbero ospitare un Museo che raccolga i ritrovamenti dell’ampia area archeologica circostante ma in realtà sono ormai anni e anni che questi casali sono in stato di abbandono gravissimo e si stanno sgretolando.
Si sta seguendo la logica usata per il Casale Massima (Via Celine) che finche alla fine degli anni 80 era occupato dal Centro Sociale Autogestito era mira e desiderio di tutte le associazioni e di tutti i consiglieri circoscrizionali, poi terminata l’occupazione è invece rimasto abbandonato fino alla situazione in cui si trova oggi pericolante e con il tetto crollato.
I portavoce del Comitato: i residenti si uniscano a noi per non permettere la realizzazione di uno dei più pericolosi piani edilizi degli ultimi 30 anni
di Mauro Carbonaro – 01/04/2009
Alla luce delle recente bocciatura del Piano Regolatore di Roma da parte del Tar del Lazio, abbiamo incontrato lo scorso 26 marzo i membri del “Coordinamento territoriale STOP I-60”, per ascoltare le loro valutazioni sul progetto, le loro ragioni, all’indomani dell’inizio degli scavi archeologici nell’area di via Grotta Perfetta.“Il coordinamento STOP I-60 nasce nel giugno del 2008, con l’obiettivo di contrastare l’intervento urbanistico I-60, nell’ area tra via Grottaperfetta, via Berto e via Ballarin, completamente indipendente da ideologie e partiti politici, secondo una logica trasversale. Ad entrare a far parte del coordinamento sono stati inizialmente i vari comitati di quartiere, Comitato Forte Ardeatino, Associazione Ottavo Colle, Comitato Ballarin, Ardeatina/Laurentino Vivo e l’Associazione Amici di Nerva, seguiti a ruota da residenti e non.” A parlare sono i membri del coordinamento, durante un incontro dello scorso 26 marzo.
“Fino a questo momento non siamo riusciti ad ottenere più di un paio di incontri con i consiglieri municipali. Il primo lo avemmo con Attanasio, assessore all’urbanistica, la scorsa estate, all’Urban Center di via Odero. All’incontro l’assessore garantì un tavolo di confronto con i cittadini, ribadendoci però l’impossibilità di ritoccare i progetti, visti i vantaggi cui il quartiere avrebbe beneficiato, riconnettendo il tessuto edilizio della zona con quello di via Berto. Fatto salvo per un altro momento durante un Consiglio Municipale, dove fummo presenti ad una votazione su una mozione riguardo il futuro I-60, quello dell’Urban Center rimane l’unico incontro diretto del nostro coordinamento con il Consiglio municipale.”.
In attesa del preannunciato ricorso del Comune di Roma al Consiglio di Stato per il Piano Regolatore, i membri del coordinamento anti I-60 ribadiscono come tra la vecchia bozza e l’attuale elaborazione, vi siano delle sostanziali differenze: “La versione precedente del Piano Regolatore, quella del 2003, è stata successivamente totalmente modificata, a discapito dei cittadini. La bozza recitava testuale:
11. L’attuazione degli interventi edificatori è subordinata alla preventiva o contestuale realizzazione delle opere pubbliche o d’interesse pubblico, con particolare riguardo alle infrastrutture di mobilità, ivi compresi i servizi di trasporto pubblico, interne ed esterne
8. Ai sensi dell’art.15, commi 10 e 11, e dell’art.92, l’attuazione delle Centralità metropolitane e urbane è subordinata alla preventiva o contestuale realizzazione delle infrastrutture ferroviarie (linee metropolitane, altri sistemi in sede propria) previste dal PRG.
11bis.Ai sensi dell’art.15, commi 10 e 11, e dell’articolo 92, la trasformabilità degli Ambiti di riserva è comunque subordinata, alla preventiva o contestuale realizzazione delle infrastrutture ferroviarie (linee metropolitane, altri sistemi in sede propria) previste dal PRG e dal Piano di inquadramento urbanistico di cui al comma 4, ove predisposto.
Questi passi fondamentali sono stati successivamente stralciati, senza nessun apparente motivo, così come è scomparso il vincolo della realizzazione di I-60 alla effettiva messa in opera della metropolitana D. La nostra posizione rimane comunque la stessa: non è concepibile la realizzazione di un quartiere nel quartiere, proseguendo un progetto così sproporzionato, con la sola VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) realizzata nell’ottobre del 2003.”
Punti importanti di valutazione quelli del coordinamento, in funzione della costruttività delle idee emerse dalle recenti assemblee cittadine, come la scorsa del 13 marzo presso la scuola media statale Spizzichino: “Il progetto I-60 dovrebbe nascere su un tratto dell’antica via Laurentina. I primi scavi archeologici hanno mostrato come costruire in quel punto vorrebbe dire radere al suolo dei resti importanti di Roma antica. Per le ragioni finora elencate, abbiamo elaborato anche una serie di proposte alternative, con valorizzazione del luogo (sociale, storica, naturalistica):
* mantenimento dell’area verde con conservazione dello stato attuale e realizzazione di un percorso sportivo attrezzato (stile “percorso salute”)
* sentiero archeologico, con recupero degli antichi tracciati (come mostrano le foto)
* tracciato di collegamento fra il parco dell’Appia antica e l’area verde oltre via Laurentina, con continuità verde che contraddistingua l’area
* mantenimento della funzione agricola con orti urbani
Quindi una serie di idee, elaborate dalla collettività che forma il coordinamento, che sottolineano e confermano come ci sia possibilità e tempo per bloccare questo imprudente progetto, in quanto si è ancora alla fase degli scavi archeologici. L’apertura è quindi totale verso tutti quei cittadini residenti che vogliano sposare questa causa, contribuire sin dal prossimo incontro di domenica 5 aprile con la passeggiata lungo l’area dell’I-60 e il pranzo nel parco del Forte Ardeatina”.
Passato qualche mese gli speculatori tornano a minacciare una delle ultime zone a verde incontaminato che dalla Cecchignola arriva e dovrebbe far parte del Parco dell’Appia Antica
VENERDI’ 20 MARZO h 14.00
REGIONE LAZIO
in Via C. Colombo 213
Il Comune sta per inondarci di asfalto e cemento apprestandosi a bocciare la Delibera di Iniziativa Popolare per l’inserimento dell’Area del Fosso della Cecchignola nel Parco dell’Appia Antica !
16.000 firme stanno per essere stracciate tradendo la volontà dei cittadini !
La Regione sta rinnegando la sua stessa proposta di legge sull’ampliamento del Parco dell’Appia Antica
approvata all’unanimità nel 2005 !
E mentre si dà il via alla Scatola di Piano, ci si interroga sulla sospensione degli interventi per la mobilità. La Scatola di Piano prende il via, dopo mille incertezze e modifiche più o meno opinabili, sotto un cielo di polemiche. A quanto pare tutte le opere infrastrutturali, realizzabili anche grazie agli oneri concessori derivanti dalla realizzazione della stessa, a sostegno del quartiere, e soprattutto del Nuovo Centro Congressi, sono sfumate dal bilancio comunale. “Dopo un anno di tira e molla si è deciso che le Torri dell’ex Ministero delle Finanze possono essere demolite per realizzare il progetto di Renzo Piano – dichiara Andrea Santoro, consigliere PD ed ex Assessore all’Urbanistica del Municipio XII – Quel progetto sviluppava 18 milioni di euro di oneri concessori da utilizzare per la viabilità dell’EUR, iscritti nel bilancio del Municipio XII dello scorso anno. Oggi veniamo a scoprire che nè Alemanno, né Calzetta dicono nulla su queste infrastrutture e la cosa più grave è che sono state tolte dallo stesso bilancio comunale. Erano previsti i sottopassi della Colombo con via dell’Umanesimo e viale Europa, che dovevano essere finanziati dagli oneri concessori (8 milioni) derivanti dall’Albergo dei Congressi. Inoltre l’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune, Fabrizio Ghera, ha detto che il Ponte dei Congressi (che avrebbe dovuto collegare la Magliana all’Eur, e quindi la Roma Fiumicino e l’aeroporto al Centro Congressi), non si farà più, ed era un’opera che aspettavamo da vent’anni. Ci saranno quindi trasformazioni urbanistiche impattanti sull’Eur (ricordiamo anche l’Acquario e la Formula Uno, oltre al Centro Congressi) senza alcun intervento sulla mobilità. Se a questo ci aggiungiamo la scelta di cancellare il corridoio della mobilità Eur- Tor de’ Cenci sull’asse pontino, i cittadini devono sapere che da qui a cinque anni non vivranno più all’interno del quartiere. Il Municipio XII – continua Santoro – non ha detto nulla e non dirà nulla. Nel giro di poche settimane sono stati cancellati 76 milioni di euro nel Municipio XII che sono stati messi nel bilancio del Comune di Roma, XII dipartimento, Assessorato ai Lavori Pubblici alla voce “manutenzione viabilità intermunicipale”, cioè verranno “spalmati” per opere su tutta la città. Un vero e proprio scippo. Va bene utilizzare risorse per tutta la città ma così l’Eur rischia di scoppiare”.
Su questi punti la maggioranza replica. Maurizio Cuoci, Vicepresidente del Municipio XII afferma che “le opere non sono state cancellate completamente. Non sono iscritte nel bilancio di quest’anno, ma potrebbero essere prese in considerazione nei prossimi. Non si può dire che gli oneri concessori provenienti dalla Scatola di Renzo Piano verranno “spalmati” per tutta Roma. È ancora tutto in atto, ma il Municipio XII, se si stesse verificando una cosa del genere, se ne lamenterebbe perché vogliamo che vengano create delle infrastrutture con gli oneri concessori. Su quali investire, poi, è un discorso ancora aperto”.
Quindi ci sarà bisogno di uno studio migliore sulle opere da realizzare a sostegno della mobilità, e che potrebbero anche non essere quelle precedentemente indicate. È ancora tutto da vedere, come ci spiega Massimiliano De Iuliis, Capogruppo PdL del Municipio XII: “La valutazione che stiamo facendo è quella di un’analisi complessiva su tutto il quadrante (Eur, Castellaccio e Laurentino in particolare), vedere a quanto ammontano gli oneri concessori e capire bene quali sono le priorità relative alla mobilità. Ragionando per singoli comparti, invece, si rischia di spostare il traffico semplicemente al semaforo successivo. Per quanto riguarda gli oneri concessori, stiamo cercando di “intercettarli” per investirli sul territorio. Vogliamo cambiare rotta su una prassi che vedeva nel XII Municipio una sorta di fabbrica di oneri che il Comune poi spendeva”.
Insomma, queste opere si potranno fare solo dopo un’attenta valutazione, anche economica, come aggiunge Marco Di Cosimo, Presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Roma: “Non siamo sicuri della realizzazione di queste infrastrutture, perché venivano inserite senza una verifica delle possibilità economiche del Comune”. E se il PD ha lanciato il sasso sulla questione, c’è chi, tra i cittadini, afferma che una rivisitazione delle opere da fare non è sbagliata. “Queste opere non sono idonee a risolvere il problema della mobilità dell’Eur – afferma l’Ing. Paolo Ercolani – perché agevolano l’ingresso nel quartiere di maggior traffico veicolare. Esistono soluzioni alternative come il prolungamento della linea B della Metropolitana fino al G.R.A., il potenziamento della linea ferroviaria Roma – Lido e la Metropolitana leggera (o, quanto meno, un sistema di trasporto veloce che connetta il Business District al suo interno e lo stesso Business District con l’Aeroporto e con la città).
Per ora hanno realizzato una vergognosa demolizione illegale minando tutto e poi facendolo saltare per motivi di sicurezza dato che era ormai pieno di esplosivo… demolendo un’opera gemella dello Stadio Olimpico (vergognosamente deturpato anche quello per Italia ’90), malgrado ricorsi, proteste ecc. il partito della demolizione ha ottenuto un altro sacrificio.
Ora arriva qualche notizia, anche del Velodromino del Laurentino presentato un’anno fa da Foschi (PD) al XII Municipio ma di cui non si è più saputo nulla… forza sono solo 30 anni che avete costruito il Laurentino 38 potete anche spendere qualche euro per un centro sportivo decente.
tratto da: http://www.06blog.it/post/4355/ex-velodromo-tempi
Entro il 2009 sarà indetta la gara per realizzare la Città dell’Acqua al posto dell’ex velodromo dell’Eur. Nello stesso anno, con un po’ di fortuna, potrebbero anche iniziare i lavori. Novità in arrivo per l’ex velodromo di Roma, abbattuto mesi fa con il tritolo. La Città dell’Acqua che sorgerà al suo posto, infatti, potrebbe concretizzarsi prima di quanto sperato.
“Per l’inizio dei lavori aspettiamo il Tar – ha spiegato il presidente di Eur Spa Paolo Cuccia – Siamo in attesa di un pronunciamento sul contrasto tra le due sovrintendenze in merito alla competenza dell’area. Spero che la questione si sblocchi a inizio anno ma entro il 2009 andremo sicuramente alla gara”.
Il progetto della Città dell’acqua, ve lo ricordiamo: “Al posto del vecchio velodromo – ha spiegato lo stesso Cuccia – sorgerà un complesso polifunzionale di terme moderne, il cui progetto riprende le linee del velodromo abbattuto. Sulla stessa area, però, verranno costruiti anche un asilo nido, una scuola media, oggi assente all’Eur, un centro di riabilitazione motoria visto che a Roma non esiste, un centro anziani e la pista ciclabile che si collegherà a quella della Magliana. Al Laurentino, invece, nascerà il nuovo velodromino”.
Girando su Internet ho trovato questo documento su Laurentino 38. E’ interessante leggere che malgrado la persona che scrive non sia mai stata al Laurentino 38, senza dubbio afferma che finalmente anche il ponte nove è venuto giù.
Luogo comune… per sentito dire e generalizzando si imputa il “degrado” del Laurentino alla sua architettura. Sarebbe da vedere come quartieri con architetture meno caratteristiche e innovative abbandonati a se stessi nel nulla per 25 anni si sarebbero ridotti.
Comunque ecco il testo tratto da: http://www.iloveroma.it/articoli/laurentino38.htm
I ponti di Laurentino 38
Anche se mancano all’appello cinque o sei gatti (chi scrive è una gattara appassionata) giovedì sera è venuto giù, finalmente, anche il ponte nove di Laurentino 38, ed è un altro passo verso la soluzione di un gravissimo degrado.
Io non sono mai stata a Laurentino 38, Rosi ieri da Londra mi ha detto “Certo che me lo ricordo. Andarci? Ma che scherzi? Non ci si è mai andati a Laurentino, c’era da avere paura”.
A orecchio, con le reminiscenze degli studi di architettura, direi che Laurentino 38 deve essere uno di quei quartieri di edilizia popolare anni ’70, come Corviale… esperienze che in quegli anni hanno entusiasmato qualcuno e che si sono subito rivelate un fallimento non tanto nell’idea progettuale, quanto nella capacità successiva di gestione e interazione con le istituzioni.
Così mi sono messa a gironzolare in internet e ho trovato qualcosa che la storia di Laurentino 38 e dei suoi “ponti” la racconta bene: un articolo da “il Manifesto” del 10 novembre 2005, un anno fa, quando sono state annunciate le demolizioni
(…)
Laurentino 38 non è una banlieue, ma avrebbe potuto esserlo. A cominciare dall’ispirazione architettonica. In Francia comincia negli anni ’60, in Italia dieci anni dopo, ma il «sogno» è lo stesso: costruire unità abitative autosufficienti, un po’ socialismo reale. La microcittà perfetta e perfettamente organizzata che si accomoda placidamente ai margini della megalopoli. Ma Laurentino, che sorge a sud di Roma, assomiglia alle banlieues parigine anche per un altro motivo: nasce alla fine degli anni `70 per ospitare i baraccati, cioè i lavoratori – molto spesso «immigrati» meridionali – che avevano lasciato le campagne per raggiungere la città.
Laurentino 38, oggi. E’ un quartiere che resiste, che è stato capace di intessere un dialogo con le istituzioni. Ma che fatica, e il filo sembra sempre sull’orlo di spezzarsi. Alberto Voci è un figlio di baraccati, e oggi è l’animatore infaticabile dell’associazione Laurentum, che si batte per il recupero di Laurentino. Si è trasferito in uno degli appartamenti dell’Ater (l’edilizia residenziale pubblica, ex Iacp) che aveva quattordici anni: «Delle baracche mi ricordo tutto. La nostra aveva due stanze, io e mio fratello dormivamo con mia nonna. Non era un brutto vivere, ma quando ci assegnarono una casa per noi fu una festa. Significava realizzare un sogno. Poi ci siamo ritrovati qui. In questo quartiere che era bellissimo, moderno. Ma forse inadatto alle nostre esigenze. Qualcuno si portò il cavallo in casa, qualcun altro nel bagno ci coltivava le verdure». La «visione» del grande architetto Pietro Barucci non resse all’esistente. Lui aveva immaginato un quartiere a due strati. Uno sotto per le automobili e uno sopra, interamente pedonale, caratterizzato da undici ponti. Queste passerelle dovevano essere il cuore del quartiere, scintillanti di negozi e di servizi. Ma il progetto non funzionò. Non arrivarono i negozi, i pochi che aprirono chiusero presto. E non arrivarono nemmeno i servizi: oggi solo nel primo e secondo ponte ci sono gli uffici del muncipio, e da qualche anno sull’ottavo ponte si è installata la Asl con un servizio psichiatrico che è un po’ il vanto del quartiere.
E così i ponti sono rimasti vuoti. Ma non per molto. Ad occupare quegli spazi pronti all’uso sono arrivati i «nuovi» baraccati, gente senza casa o impossibilitata a pagare un affitto. Molto spesso persone colpite da vari disagi sociali: psicologici, sanitari, familiari. Su molti ponti si scorgono dei muri abusivi: quelle sono le pareti esterne di abitazioni fatiscenti che ospitano intere famiglie. Dentro, il più delle volte, c’è solo una finestra. Le pareti sono umide e cadono a pezzi. I fili della luce sono scoperti e pericolosamente penzolanti. I soffitti sono talmente malmessi che dentro le case ci piove. Qualcuno ha messo un telone come controsoffitto per raccogliere l’acqua in un solo punto della stanza. Così vivono centinaia di persone, a volte da venticinque anni.
(…)
Ma chi abita in questi spazi? (quelli degli ultimi tre ponti occupati – n.d.r.) Italiani e immigrati, soprattutto marocchini. Giovani e vecchi. Storie simili, costruite su percorsi del tutto personali. Come Rosina, ex infermiera sarda, arrivata a Roma per aiutare la famiglia del fratello, quattro figli di cui uno con problemi mentali. Poi questa si è sfasciata, lui è andato a Venezia a lavorare, lei è rimasta sola con due nipoti «e una pensione neanche tanto bassa, 900 euro, ma come faccio a pagare un affitto?», dice mentre stringe in braccio un cane e mostra le sue due stanze senza bagno. Vicino a lei abita il giovane Fabrizio, la sua casa è un piccolo zoo perché è titolare di un negozio di animali: «Al negozio ci lavora la mia fidanzata, e io da poco tempo sono guardia giurata. Con le trattenute sono mille euro al mese, e un po’ devo stare dietro anche alle spese del negozio», spiega. Poi c’è il signor Paolo, 62 anni e «nessuno mi vuole più a lavorare», Enrico, sieropositivo, Alberto e la sua compagna assegnatari della case dell’Ater rimaste ai rispettivi coniugi da cui si sono separati.
Al Laurentino, 27 mila abitanti, dove ci sono solo due farmacie, non c’è una banca, non c’è un ufficio postale, non ci sono autobus notturni, le occupazioni diventano persino oggetto di compravendita. Oppure vengono affittate. E’ un pezzo dell’illegalità che il quartiere vive – come il piccolo spaccio, i piccoli furti – che non interessa soltanto i ponti occupati ma anche le case popolari, dove gli abitanti vivono le stesse condizioni di emarginazione degli occupanti. I palazzi cadono a pezzi, di ristrutturazione non se ne parla. Eppure il Laurentino è anche un quartiere pieno di risorse: un parco archeologico e una riserva naturale, una forte rete associativa tra cui si conta anche un centro sociale autogestito, e negli ultimi anni un investimento serio da parte del Comune che insieme agli abitanti ha messo in piedi un progetto ambizioso, che conta la realizzazione di 39 opere pubbliche. «Quello che ci salva è che qui c’è un dialogo possibile con l’amministrazione e con la politica – dice Voci – ma questo dialogo non deve interrompersi o la situazione potrebbe degenerare».
(…)
Bhe…
E per chi non è mai stato al Laurentino 38 un po’ di foto
Questo video si che rende bene l’annientamento dell’essere umano operato dalla società capitalista e dal feticcio della merce.
Poi era solo per ottenere paccottiglia elettronica con un po’ di sconto.
Un altro articolo sull’inaugurazione di Euroma 2 al Castellaccio, secondo me ancora non si rende bene quale mostruosità del consumo e quale bruttura sia questo posto.
Arrembaggio di folla e auto all’ipermercato
Data di pubblicazione: 24.06.2008
http://www.eddyburg.it/article/articleview/11520/0/195/
Autore: Ferrucci, Alessandro
Non c’è niente da fare: la gente ha davvero voglia di spazi moderni di buona qualità. Ma non possiamo dargli di meglio, di uno scatolone con lustrini? L’Unità ed. Roma, 24 giugno 2008
«ATTENZIONE il signor Antonio aspetta in direzione sua moglie, Carla». Ore 10.12, Euroma2, il più grande centro commerciale d’Italia, con 50mila metri quadri, 230 negozi tra boutique e ristoranti, ha inaugurato da neanche un quarto d’ora, e già si è persa
la prima persona. Al bando le statistiche da guinness sul tempo di smarrimento, c’è un dato che dà la misura della quantità di gente che lo ha invaso: anche i ripetitori dei cellulari sono in tilt o in over-loaded, troppo lavoro, tanto da obbligare il signor marito a ricorrere al caro vecchio sistema dell’avviso pubblico. È l’unica strada. Impossibile fronteggiare in altro modo l’arrembaggio di ieri al nuovo polo commerciale sorto all’Eur, tra il Laurentino, Torrino e Decima: una colata di cemento, stucchi, dorature, gallerie, corridoi lunghissimi e scale mobili a iosa. Alcuni avventori guardano e perplessi ammettono che, forse, «è un po’ kitsch». Ma l’importante è esserci. I parcheggiatori – non abusivi – raccontano di clienti in fila dalle cinque e mezzo del mattino e posti auto, più o meno 4mila, completi già dopo le nove. Tutti lì per conquistare una delle offerte pubblicizzate sui cartelloni delle città. Il megastore di elettronica, in particolare, è la meta più ambita. Posizionato al terzo piano, l’ultimo, è protagonista del delirio assoluto, con il personale costretto a creare dei cordoni (sanitari?) e delle zone franche per regolare l’afflusso. A volte, senza neanche troppo successo. Tanto che la rissa, o l’accenno di, è più frequente del previsto, così come le persone che si sentono male e sono costrette a «passare» il turno. Mentre i coraggiosi, gli intrepidi, strappano la preda scelta o quella di rincalzo. A casa, senza niente in mano, non è né concepito né concepibile tornare. «Abbiamo messo la sveglia alle sette e ci siamo presi una mezza giornata di permesso dal lavoro. Per questi.» E indicano, orgogliosi, un lettore Dvd, un paio di cellulari, una pennetta drive e altre chincaglierie elettroniche. I due «conquistadores» si chiamano Daniele e Marta, hanno circa 35 anni, un impiego in un ente pubblico. E sudano copiosamente per la fatica e per il caldo. Sì, perché un altro degli indicatori del flusso è la temperatura: condizionata al piano terra, tropicale all’ultimo. «Forse dovrebbero potenziare le macchine – ammette un ragazzo della sicurezza -; ma è anche vero che difficilmente rivivremo un’altra giornata come quella odierna. Almeno spero». E lo sperano anche i vigili sparpagliati nella zona. «Questi so’ tutti pazzi – esordisce un “pizzardone” fermo all’incrocio con via dell’Oceano Pacifico -. Fortuna che in giro non ce so’ soldi…». A fargli «compagnia», sparpagliati nella red-zone, 19 colleghi presenti in strada dalle sette del mattino, per non replicare i vernissage di altri centri commerciali, come «Bufalotta» o «Parco Leonardo»: allora la strada diventò un’unica striscia di lamiera.
Questa volta, poi, c’è anche da «guidare» l’automobilista verso le nuove arterie aperte in coincidenza dell’Euroma2; in particolare il tunnel di via Carlo Levi che bypassa le quattro carreggiate del rettilineo della Cristoforo Colombo e collega la zona del Laurentino con Torrino sud e Decima. Tutti potenziali clienti. O, addirittura, dipendenti. «Io abito a due passi – racconta una ragazza, commessa in un negozio -. E con me c’è anche la mia vicina di casa. Quella là, quella che sta parlando con il cliente». E indica una alta, bruna, amante del trucco accentuato, che sorride in continuazione. È contenta, dice, perché «ho trovato un impiego vicino casa, e non ci speravo proprio. In zona, prima, non c’era niente». C’erano solo dei negozi medi o medio-piccoli. La maggior parte a conduzione familiare. Che ora «tremano» per la presenza del colosso, pronto a sbranarli.