{"id":145,"date":"2008-02-15T19:59:03","date_gmt":"2008-02-15T17:59:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/?p=145"},"modified":"2008-06-15T19:59:45","modified_gmt":"2008-06-15T17:59:45","slug":"pietro-barucci-%e2%80%a6-per-la-%e2%80%9cstoria%e2%80%9d-del-laurentino-%e2%80%a6","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/2008\/02\/pietro-barucci-%e2%80%a6-per-la-%e2%80%9cstoria%e2%80%9d-del-laurentino-%e2%80%a6\/","title":{"rendered":"Pietro Barucci \u2026 per la \u201cstoria\u201d del Laurentino \u2026"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry\">\n<p><strong>L\u2019intervento di Pietro Barucci, architetto che ha progettato il Laurentino 38 scritto al tempo della demolizione degli ultimi \u201cponti\u201d e pubblicato su Archiwatch<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/ponti_laurentino.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-165\" style=\"float: right; border: 1px solid black; margin: 5px;\" title=\"ponti_laurentino\" src=\"http:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/ponti_laurentino.jpg\" alt=\"PONTI\" width=\"200\" height=\"150\" \/><\/a><em>Alla luce dei recenti sviluppi della \u201cquestione Laurentino\u201d abbiamo chiesto a Pietro Barucci (di cui abbiamo, qualche tempo fa, ospitato la \u201clettera aperta\u201d al sindaco Veltroni) un ulteriore contributo a chiarimento dei passaggi \u201cstorici\u201d relativi alla controversa vicenda \u2026<br \/>\nCi ha inviato il testo redatto in occasione di una recente conferenza tenuta presso la facolt\u00e0 di Architettura di Valle Giulia nell\u2019ambito del laboratorio di sintesi finale di Franco Purini nel marzo scorso \u2026 che, qui di seguito, pubblichiamo:<\/em><\/p>\n<p>\u201cArnoldo Fo\u00e0, attore da me prediletto, invitato a non so quale festival, disse: \u201cse avete invitato me \u00e8 segno che vi siete ridotti proprio male!\u201d<br \/>\nFaccio mia la battuta; con tanti giovani leoni presenti su piazza, avreste potuto invitare Piano, Fuksas o une delle vedettes internazionali come Meier, la Hadid che, se invitati, verrebbero di corsa. Ma poi ho riflettuto che tutti questi tanto giovani non sono, e che in fin dei conti della costruzione della citt\u00e0 ne sanno poco, se non per sentito dire. Hanno fatto solo bellissimi progetti elitari, complementari, come chiese, auditorium, musei, centri congressi, ma mai hanno fatto i conti con la costruzione della citt\u00e0, mestiere spinoso e ingrato che da anni \u00e8 stato accantonato dalla cultura, dalla critica e dal potere.<br \/>\nAlle attenzioni per il centro storico e al rifiuto delle atroci periferie \u00e8 subentrato un cauto quanto dilatorio programma di risanamento dei quartieri pi\u00f9 malandati, peraltro lesinando sulle risorse, ma di progetti importanti per il futuro, che affrontino alla radice il problema dei modelli di sviluppo, di come comportarsi nel costruire la citt\u00e0 di domani senza pensare solo alle riviste patinate, non v\u2019\u00e8 traccia.<br \/>\nPer cui ho pensato che forse avrei qualcosa da dire sulle mie esperienze e che questa convocazione pu\u00f2 avere un senso.<br \/>\nMa ho trovato altri motivi per dubitare della opportunit\u00e0 della convocazione, di cui comunque sono molto grato a Franco Purini.<br \/>\nLa giunta Veltroni, in piena campagna elettorale per le amministrative di maggio, annuncia con qualche vanteria la imminente demolizione di alcuni \u201cedifici ponte\u201dal Quartiere Laurentino. E propone uno sbalorditivo, ulteriore passo: costruire, a demolizioni avvenute, una analoga cubatura destinata a servizi, non troppo dissimili da quelli per cui i ponti erano stati concepiti.<br \/>\nQuesto incredibile intervento, dopo una lunga serie di affossamenti e inadempienze, \u00e8 l\u2019ultimo sfregio riservato dal Comune di Roma al Quartiere Laurentino, di cui sono considerato per molti versi il maggior responsabile. Tutto ci\u00f2 suona come un definitivo, pubblico atto di condanna del mio operato che non mi consente di scrollare le spalle e di far finta di niente.<br \/>\nPertanto avevo deciso di ringraziare Purini per l\u2019invito e di rinunciare a questa convocazione. Come avrei potuto riaprire il discorso sul Laurentino, gi\u00e0 aspramente criticato e oggi stroncato da questa esplicita condanna?<br \/>\nAvrei potuto accettare il discorso evitando di parlare dei miei progetti \u201csensibili\u201d, che per\u00f2 sono i pi\u00f9 importanti e quindi non evitabili. Insomma, avevo deciso di non venire.<br \/>\nMa poi ho riflettuto meglio e ho pensato ai giovani, a quei giovani che in varie circostanze, anche recenti, mi hanno dimostrato interessamento e apprezzamento, al loro desiderio di conoscere, di giudicare sulla base di testimonianze autentiche, vissute, come pu\u00f2 essere la mia.<br \/>\nE allora, eccomi qua, ho deciso di venire e di rivolgermi soprattutto a voi, giovani studenti.<\/p>\n<p>E di parlare soprattutto del Laurentino, perch\u00e9 dopo i \u201cdannati\u201d anni Settanta, dopo il grandioso programma dell\u2019IACP che produsse Corviale, Laurentino e Vigne Nuove, con tutto il loro carico di sperimentalit\u00e0, di innovazione, di richiami e di aperture verso la cultura europea e internazionale, poco altro \u00e8 accaduto e comunque niente di confrontabile con quella esperienza cos\u00ec speciale. Le esperienze successive, dalla 513 alla 94, dal Secondo PEEP a Tor Bella Monaca, non hanno potuto evitare di riferirsi a quei tre interventi: per superarli, per negarli, per disprezzarli, per quello che volete, ma sono sempre stati presenti nel dibattito sulla citt\u00e0.<br \/>\nI tre interventi sono assai dissimili l\u2019uno dall\u2019altro, ma un aspetto accomuna Corviale e Vigne Nuove. In entrambi i casi il progetto urbanistico coincide con il progetto di architettura, anzi \u00e8 un progetto di architettura, fra l\u2019altro \u00e8 un ottimo progetto, cosa che scavalca e aggira quasi per intero le difficolt\u00e0 e i guasti del coordinamento operativo. Per sua natura, per lontane convenzioni, un progetto di architettura in sede esecutiva \u00e8 assai pi\u00f9 rispettato di un progetto urbanistico, che invece \u00e8 considerato un canovaccio emendabile a ogni pi\u00e8 sospinto, preda di tutte le molteplici competenze che partecipano alla realizzazione del quartiere e che inevitabilmente si trasformano in spinte corporative e settoriali, in rivalit\u00e0 di potere, in contrasti fra corpi separati della pubblica amministrazione,in comportamenti eversivi pi\u00f9 o meno giustificati, in varianti peggiorative e funeste.<br \/>\nAspetti che un buon coordinamento operativo dovrebbe evitare e che invece finisce per subire, a causa del nostro storico italico DNA.<br \/>\nCome \u00e8 accaduto al Laurentino.<br \/>\nDal punto di vista della riuscita dei tre quartieri come superamento dei quartieri dormitorio, malgrado le buone intenzioni, il bilancio \u00e8 negativo per tutti e tre . Per la prima volta nella storia dell\u2019edilizia pubblica italiana, aveva avuto luogo simultaneamente la programmazione, il finanziamento, la progettazione, la costruzione degli alloggi e dei servizi primari.<br \/>\nCircostanza inedita o meglio inaudita, di enorme impatto progettuale nonch\u00e9 gestionale e sociale.<br \/>\nMa \u00e8 stato un fallimento totale, per il semplice motivo che \u00e8 scoppiata l\u2019opposizione feroce fra il Comune e l\u2019IACP, nessuno dei quali ha voluto farsi carico della gestione dei locali costruiti e di organizzare i servizi, addebitando all\u2019altro le mansioni e gli oneri relativi. \u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cMolte decine di migliaia di metri cubi sono cos\u00ec stati lasciati in abbandono, poi depredati o vandalizzati, infine occupati abusivamente dalle pi\u00f9 svariate componenti sociali. Non un metro cubo \u00e8 stato utilizzato, e in pi\u00f9 di un\u2019occasione il Comune, con olimpico distacco, ha fatto presente che le strutture erano di difficile gestione, mal concepite e sovradimensionate.<br \/>\nCon mia grande meraviglia, nessuno si \u00e8 scandalizzato di questo; gli ambientalisti, i garantisti, gli innumerevoli interessati alla questione, alcuni anche qualificati, hanno condannato tutto quello che c\u2019era da condannare a proposito di questi tre quartieri, ma nessuno ha veramente alzato la voce su questo scandalo di proporzioni apocalittiche. Aprendo le braccia si minimizzava, dicendo che era il solito contrattempo della macchina burocratica.<br \/>\nSecondo me era un reato da codice penale; in un paese \u201cnormale\u201d se ne sarebbe occupata la magistratura.<br \/>\nPer cui, senza gli agognati servizi, i tre quartieri hanno sopperito con l\u2019architettura, una architettura insolita, urticante, lontanissima dalle attese della gente.<br \/>\nCorviale \u00e8 il pi\u00f9 importante, e il pi\u00f9 bello; in fondo non eversivo se non nelle dimensioni. Per assurdo, se tagliato a pezzi e distribuiti i pezzi nel territorio, nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Ma il bello \u00e8 proprio la sua dimensione, maestosa e irripetibile. Realizzabile solo in un grande intervento pubblico.<br \/>\nNon \u00e8 stato ultimato, i lavori furono interrotti, ma proprio per effetto delle cause di cui parlavo prima, il costruito non ha subito varianti peggiorative o degradanti; \u00e8 stato occupato selvaggiamente nelle parti destinate a servizi, ma resta suscettibile dei lavori di ultimazione e di una campagna di riqualificazione che difatti \u00e8 stata avviata, con sicuro successo.<br \/>\nL\u2019utenza dapprima ha protestato, poi ha accettato l\u2019edificio megalitico a cui si \u00e8 anzi affezionata, anche apprezzando i caratteri degli alloggi che sono s\u00ec monoaffaccio, ma proprio a causa di ci\u00f2 sono dotati di lunghi corridoi e ampi spazi di disimpegno che, contrariamente agli alloggi compatti e essenziali poi raccomandati dalla mano pubblica, offrono condizioni di fruizione che ricordano un antico modo di abitare.<br \/>\nI soloni che hanno condannato Corviale restano perci\u00f2 con un palmo di naso.<br \/>\nVigne Nuove \u00e8 il pi\u00f9 normale. Molto interessante e innovativa, la griglia dei servizi al piede dei corpi di fabbrica; corpi che si articolano in mirabili scatti, di segno sicuro e felice.<br \/>\nMa, poich\u00e9 i servizi non sono stati allestiti, nessuno si \u00e8 accorto di questa \u201cgriglia\u201d innovativa. Tutti questi locali vuoti al piano terra sono stati considerati come una comune e trascurabile defaillance gestionale.<\/p>\n<p>La storia della genesi di questi tre quartieri \u00e8 complessa e articolata in varie fasi, e assai diversa per ognuno dei tre.<br \/>\nIl Laurentino \u00e8 il pi\u00f9 grande, un grande quartiere di 30.000 abitanti che nella mia mente avrebbe dovuto avere la stessa sorte degli altri due, ovvero essere unificato in un grande progetto di architettura, senza le sbavature, le infrazioni eversive che poi ha subito per effetto del cosiddetto coordinamento. Come una siedlungen di Bruno Taut, ma i riferimenti principali erano il Piano Pampus di Bakema e Van den Broek ad Amsterdam per le Unit\u00e0 residenziali ripetute, e la new town di Cumbernauld in Scozia, per il centro lineare pedonale e flessibile, costruito sull\u2019autostrada Glasgow Edimburgo.<br \/>\nMa era con evidenza un sogno irrealizzabile. Nelle undici insulae dell\u2019IACP l\u2019effetto progetto di architettura ha quasi funzionato, ma nel resto del quartiere il coordinamento operativo ha prodotto i suoi esiti devastanti.<\/p>\n<p>Voglio qui riassumere per punti la storia del Laurentino, dalla genesi ai giorni nostri.<br \/>\nLa storia si divide in tre fasi, separate da due eventi traumatici, di una portata che eccedeva la capacit\u00e0 di controllo o di intervento del progettista.<br \/>\nLe tre fasi, peraltro tipiche, riguardano progressivamente la progettazione, i cantieri, l\u2019uso del quartiere.<br \/>\nLa progettazione urbanistica si svolse in una atmosfera idilliaca fra l\u2019Istituto, il Comune e il mio gruppo di lavoro.<br \/>\nLa XVI Ripartizione Comunale per l\u2019Edilizia Economica e Popolare era di fatto guidata dal direttore tecnico, l\u2019ironico architetto Marcello Girelli, formatosi a Londra nei quadri del London County Council.<br \/>\nL\u2019IACP era di fatto guidato dal direttore tecnico,<br \/>\nl\u2019 infaticabile ingegnere Luigi Petrangeli, sostenuto dal roccioso presidente Edmondo Cossu, socialista di stampo turatiano.<br \/>\nIl gruppo di progettazione urbanistica, da me diretto, era composto da altri quattro colleghi di chiara fama: Camillo Nucci, Alessandro De Rossi, Luciano Giovannini, Americo Sostegni.\u201d \u2026<\/p>\n<p>\u201cLa mia nomina era stata voluta congiuntamente da Girelli e Petrangeli. Fra i due esisteva un ottimo rapporto, fattivo e di reciproca stima; erano i due deus ex machina della situazione e i nostri unici interlocutori.<br \/>\nIl progetto prese lentamente forma, passando attraverso ben quattro successivi esami della Commissione Urbanistica presieduta dalla Muu Cautela, democristiana, inflessibile Assessore all\u2019Urbanistica.<br \/>\nGirelli, sostenitore dell\u2019idea degli edifici ponte, volle che il progetto edilizio del ponte tipo fosse parte del progetto urbanistico per obbligare tutti i futuri operatori a realizzarlo senza varianti nelle singole insulae.<br \/>\nPoi il gruppo si allarg\u00f2 per la progettazione edilizia degli interventi IACP raggiungendo le 34 unit\u00e0, in osservanza delle norme Gescal. Ci suddividemmo in sottogruppi, dotati di una certa autonomia, e a me tocc\u00f2 la supervisione generale.<br \/>\nL\u2019esito delle progettazioni edilizie fu accettabile, e nel 1975 vennero aggiudicati gli appalti dei primi lotti.<br \/>\nI cantieri procedettero senza problemi, fino al verificarsi del primo evento traumatico di cui ho detto, ovvero il fermo dei lavori imposto per la scoperta di importanti reperti archeologici, di cui la Soprintendenza competente, al rilascio della formale autorizzazione a costruire, ignorava l\u2019esistenza.<br \/>\nNe nacque una rovente polemica, in cui intervennero i maggiori esponenti della cultura e la questione fu rimessa nelle mani del Sindaco Argan che per\u00f2 se ne lav\u00f2 le mani e svogliatamente ordin\u00f2 ai contendenti di raggiungere a qualunque costo un compromesso.<br \/>\nIl Sovrintendente La Regina, Petrangeli e Girelli stilarono un faticoso compromesso, che segn\u00f2 l\u2019avvio del degrado, decidendo alcune varianti urbanistiche inevitabili ma devastanti, che comportarono l\u2019istituzione di un\u2019area inaccessibile, protetta con vincolo archeologico, lo spostamento o l\u2019amputazione di alcune insulae, la soppressione di alcune attrezzature di quartiere, lo spostamento di un plesso scolastico nel parco pubblico, al posto del lago previsto in progetto. Il quartiere cambiava aspetto. Le mie proteste furono giudicate un atto incolto; dissero che avrei dovuto gioire e prodigarmi per assimilare l\u2019area archeologica, trascurando i contratti in corso, i cantieri aperti, le grandi attrezzature installate, le centinaia di operai assunti, le regolari autorizzazioni a costruire.<br \/>\nAllora pensai, e penso tuttora, che non fosse possibile arrestare il gigantesco meccanismo, frutto di una lunga elaborazione, con un gesto estemporaneo ed estroso quale quello che mi si richiedeva e di cui non avrei avuto neppure l\u2019autorit\u00e0 per compierlo.<\/p>\n<p>Da allora spar\u00ec il clima idilliaco, nacque la diffidenza fra le amministrazioni, iniziarono le critiche al progetto e ai suoi responsabili, ogni variante sembr\u00f2 lecita.<br \/>\nRenato Nicolini, giovane Assessore non ancora in odore di estate romana, scrisse su un importante quotidiano che il carattere insolito dei nuovi interventi IACP e in particolare del Laurentino era insopportabile.<br \/>\nLa Quinta Ripartizione comunale preposta alle opere di urbanizzazione avvi\u00f2 una opposizione sistematica al progetto del Laurentino dissentendo su tutto, introducendo pesanti varianti al sistema viario e procrastinando i lavori.<br \/>\nNelle altre zone del quartiere si svolgeva l\u2019azione delle centrali Cooperative, poco propense a rispettare il nostro piano urbanistico, di certo pi\u00f9 adatto a un\u2019edilizia sovvenzionata. Girelli purtroppo scomparve prematuramente, ma ebbe tempo per subire forti pressioni politiche intese a conferire importanti assegnazioni di cubature a varie Cooperative, per assecondare le quali fu costretto a disattendere il nostro progetto planivolumetrico autorizzando interventi frazionati e incoerenti, rispondenti a una logica del tutto estranea ai criteri da noi seguiti nella progettazione urbanistica.<br \/>\nIl secondo trauma di cui parlavo avvenne nel 1979, quando i comparti IACP e soprattutto le urbanizzazioni relative erano stati finalmente terminati.<br \/>\nL\u2019Assessore Bencini e il Vice Sindaco Benzoni, malgrado le ferma opposizione dell\u2019IACP, decisero di trasferire al Laurentino, quale primo gruppo di utenza, un centinaio di famiglie di indesiderabili che da tempo occupavano abusivamente l\u2019Hotel Continental di fronte alla Staziome Termini, da costoro trasformato in un centro di malavita e divenuto una piaga per la decenza e la sicurezza pubblica.<br \/>\nPetrangeli scrisse in un rapporto ufficiale che il forzoso trasferimento significava \u2026\u201c compromettere per almeno l\u2019arco di una intera generazione il futuro del quartiere\u201d.<br \/>\nQuella decisione sciagurata segn\u00f2 l\u2019apertura di rapporti conflittuali fra l\u2019IACP e il Comune, che rifiut\u00f2 di ricevere la consegna di tutte le attrezzature di servizio realizzate dall\u2019IACP, in particolare degli edifici ponte, delle scuole materne e degli asili nido. Questi ultimi, realizzati nel verde residenziale a ridosso delle abitazioni. erano gi\u00e0 stati forniti degli arredi e delle sistemazioni a verde ma vennero in breve tempo vandalizzati e distrutti. A molti degli undici edifici ponte realizzati tocc\u00f2 una sorte analoga, con l\u2019eccezione del primo ponte vicino alla Laurentina che divenne sede degli uffici Circoscrizionali.<br \/>\nNel frattempo in questa situazione in larga misura fuori controllo, erano completate le procedure di assegnazione degli alloggi e il quartiere doveva affrontare un lungo periodo di precariet\u00e0 e di disordini, segnato da occupazioni abusive, da furti e aggressioni, da violenze esercitate dagli occupanti irregolari nei confronti degli utenti legittimi.<br \/>\nIn questa cornice l\u2019utenza, abbandonata a se stessa, manifest\u00f2 risentimento per la situazione in generale, ma anche per l\u2019architettura del quartiere, cos\u00ec lontana dalle attese della gente.<br \/>\nI garantisti, la stampa che conta, i rappresentanti della cultura, la critica, gli studiosi, gli architetti sedotti dal post-modern, l\u2019opinione pubblica, perfino i commentatori conformisti come Maurizio Costanzo, non tardarono a prendere posizione sulla vicenda e il progetto assieme ai suoi autori, subito identificati nel sottoscritto, furono posti sistematicamente sotto accusa.<br \/>\nDa allora, una coltre di discredito \u00e8 calata sul Laurentino e su chi lo ha progettato; la situazione \u00e8 poi in parte migliorata, per merito della Circoscrizione, ora diventata Municipio , insediatasi nel quartiere, ma anche per merito di iniziative dovute al volontarismo di alcuni giovani, ad alcune associazioni che si sono formate per dibattere i problemi sociali, che talvolta sostengono le qualit\u00e0 del quartiere, ma le pubbliche amministrazioni centrali interessate si sono occupate d\u2019altro, considerando il Laurentino una grana di cui, se possibile, liberarsi.\u201d<br \/>\nP.B.<\/p>\n<p>tratto da <a href=\"http:\/\/www.archiwatch.it\/2006\/12\/03\/pietro-barucci-per-la-storia-del-laurentino-3.html\" target=\"_blank\">http:\/\/www.archiwatch.it\/2006\/12\/03\/pietro-barucci-per-la-storia-del-laurentino-3.html<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intervento di Pietro Barucci, architetto che ha progettato il Laurentino 38 scritto al tempo della demolizione degli ultimi \u201cponti\u201d e pubblicato su Archiwatch Alla luce dei recenti sviluppi della \u201cquestione Laurentino\u201d abbiamo chiesto a Pietro Barucci (di cui abbiamo, qualche tempo fa, ospitato la \u201clettera aperta\u201d al sindaco Veltroni) un ulteriore contributo a chiarimento dei [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/145"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=145"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/145\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=145"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=145"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tmcrew.org\/laurentinokkupato\/info\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=145"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}