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FRANCESCA MARIANI ( COLL. FEMM. IL COLPO DELLA STREGA):

Con il ritorno dei reduci dalla guerra, si acutizzò in Italia il problema dell'occupazione delle grandi masse. Il posto di lavoro era un bene scarsissimo ed inoltre molti impieghi erano stati assegnati alle donne durante la guerra; le donne inserite nelle attività produttive erano quasi 7 milioni, circa il 29% della popolazione attiva. Nonostante i disagi che comportava il reinserimento degli uomini all'interno di strutture produttive che nel frattempo si erano evolute, il lavoro delle donne era ritornato ad essere considerato una funzione complementare dell'economia domestica.
La ricostruzione si avviò sotto il segno della libera imprenditorialità, che non teneva certo conto della questione della piena occupazione. Indice ne è il fatto che nell'agosto 1945 il governo Parri tentò di mediare un accordo fra Confindustria e Sindacati per il blocco dei licenziamenti, ma non vi riuscì.
In questo clima, all'interno del PCI e nell'opinione del movimento operaio, la questione dell'occupazione delle donne non era un tema che si presentava scisso da quello dei posti di lavoro in generale. Sarà l' UDI a farsi carico delle battaglie a difesa dei diritti delle lavoratrici puntando alla parità di salario, al blocco dei licenziamenti, ai servizi di assistenza sul posto di lavoro, al riconoscimento a capofamiglia delle nubili e delle vedove. Queste rivendicazioni erano sostenute anche dalle donne d'estrazione cattolica.
Queste ultime, costituitesi nel CIF e nelle ACLI riuscirono ad arginare il blocco dei licenziamenti alle Ferrovie dello Stato.
Le rivendicazioni comuni che UDI e CIF portarono avanti hanno, comunque, una matrice ben diversa. Tale aspetto fu chiaramente evidente quando il CIF e le ACLI avanzarono la proposta, incoraggiate da Papa Pio XII e dalla Chiesa, di arrivare ad una sorta di compromesso: proposero un “salario familiare”, nella forma di un aumento di stipendio al capofamiglia (uomo), che tenesse conto del lavoro domestico svolto dalla donna, mirando così al doppio risultato di favorire l’uscita delle donne dal mondo produttivo e di rafforzare la centralità della famiglia, ed il suo ruolo di “diga sociale”. Nonostante la caduta del governo Parri (23 novembre) e l'avvento di De Gasperi, con il determinarsi dunque di una compagine governativa teoricamente più vicina a tale proposta, la pressione del dissenso fu tanto forte da costringere ad un accordo. Contemporaneamente le donne erano protagoniste, nel centro e nel sud d'Italia, della battaglia per i diritti delle braccianti, con l'occupazione delle terre. Già nel 1944 si erano avuti scontri tra forze dell'ordine e donne che protestavano per la riforma agricola, per l'eliminazione, cioè, di quel costume feudale secondo cui le mezzadre erano tenute a prestare gratuitamente ai padroni servizi domestici e di cucina, nonché a regalare pollame, uova e conigli (beni da queste tradizionalmente amministrati). Nel 1945, durante uno sciopero dei contadini impiegati nel sistema mezzadrile a Siena, le regalie furono portate in massa agli ospedali della città anziché ai padroni, grazie a questo si stabilì un contatto fra mezzadri e cittadini, che portò questi ultimi a sensibilizzarsi riguardo la questione delle terre.
Un importante successo delle donne di sinistra fu, poi, il trasferimento dei bambini che vivevano in condizioni molto precarie nelle zone bombardate come Cassino, Napoli, a svernare in Emilia. Non fu facile convincere le madri dei bambini ad autorizzare la partenza dei loro figli per recarsi in case comuniste, ma l'esito complessivo fu un trionfo, quasi centomila bambini; si dimostrò allora di saper organizzare e dirigere un'impresa straordinaria, anche materialmente. Questo successo fu però rivendicato e strumentalizzato dal PCI, in previsione del referendum e delle elezioni della Costituente del 2 giugno 1946.
Si iniziava, infatti, a determinare un clima di propaganda politica molto accesa sia per il referendum sia per le imminenti elezioni legislative.
L'Italia si trovò così divisa tra quanti propendevano per la monarchia, che rappresentava il desiderio di restaurazione e l’assoluzione dei Savoia dalle responsabilità per l'avvento del fascismo, e quanti aspiravano invece alla Repubblica, per molti, il salto nel buio.
La seconda occasione di verifica degli orientamenti degli italiani fu per le sinistre una vera disfatta: la DC ebbe il 35%, il PSI il 20,9% e il PCI il 19%; le deputate elette per la Costituente furono 9 nel PCI, 10 quelle della DC, 2 per il PSI. Gioco facile ebbero i partiti di sinistra ad attribuire i risultati all'immaturità delle donne, accusate di non aver saputo “veder giusto”. L’attenzione di Togliatti fu allora tesa a scalzare lo zoccolo conservatore rappresentato dalla grande massa di donne e non certo a valorizzare i servizi di assistenza che esse fornivano all’interno del partito.
Il PCI invitò, quindi, l'UDI ad accentuare la sua partecipazione alle lotte sociali, e a prendere parte fino in fondo all’inasprito conflitto politico segnato dal bipolarismo.
Sintomatico di questa nuova strategia e del progressivo accantonamento della battaglia per la difesa del posto del lavoro delle donne fu l’esito che ebbe una proposta dell’UDI: all'interno del dibattito della Costituente, l'on. Nadia Spano aveva chiesto, a nome dell'organizzazione di estendere il cosiddetto " premio famiglia" alle capofamiglia. Questo era un premio in denari o in beni, che venne concesso da De Gasperi nell'autunno '46 ai lavoratori, vista la drammatica situazione economica. La proposta della Spano fu accettata dal Governo, ma la Confindustria, in un patteggiamento, subordinò l'erogazione dei premi allo sblocco dei licenziamenti. Ancora: la fine del '46 fu caratterizzata da violenti scontri per l' occupazione delle terre. A Calabricata, sul fondo Fragalà nella Sila, fu uccisa una donna incinta, Giuditta Levato, che marciava alla testa dei braccianti; all'inizio del 1947 De Gasperi andò negli Stati Uniti per ricevere un prestito. Qui fu oggetto di forti pressioni per uscire dall'alleanza di Governo scaturita dalla svolta di Salerno. Fu l'inizio del distacco tra il centro e la sinistra. Ad accelerare questo processo ci furono le amministrative in Sicilia, dove la DC perse vertiginosamente elettorato (a Catania passò dal 33,9% al 9,8%).
Nelle località in cui il blocco delle sinistre aveva conquistato il primo posto, ma non disponeva della maggioranza dei seggi necessari per governare, la DC rifiutava ogni collaborazione.
Il risultato delle amministrative si tradusse in una nuova mobilitazione di forze che attraversò tutta l'isola:
assemblee, occupazioni, comizi, tutti segnati da una fortissima presenza delle donne; scioperarono le capellanti di Palermo, le raccoglitrici di gelsomino a Milazzo e le incartatrici di agrumi. A Serradifalco cinquecento donne manifestarono contro le levatrici del comune, che pretendevano compensi anche dalle partorienti. Il primo maggio a Portella della Ginestra, mentre migliaia di persone festeggiavano, echeggiarono colpi di mitraglia che vennero scambiati per mortaretti. La realtà era ben diversa, si trattava delle strage di Portella della Ginestra, il cui esecutore fu il bandito Giuliano, mentre i mandanti non sono mai stati trovati.
Il 12 maggio cadeva il Governo: De Gasperi ricevette un nuovo incarico. Comunisti e socialisti vennero espulsi dal Governo e spinti all'opposizione. Il nuovo ministro del bilancio Einaudi annunciò una nuova ondata di licenziamenti ed un aggravarsi del costo della vita.
L' UDI in particolare, ma anche altre associazioni laiche, si videro tagliati bruscamente i fondi per poter realizzare qualsiasi progetto: si trattava del tentativo di monopolizzare l'attività assistenziale nelle mani delle associazioni cattoliche. All'inizio del febbraio del 1948 venne varato dagli U.S.A. il piano Marshall che prevedeva, in cambio di aiuti economici all'Italia, una ingerenza anche nella politica, in particolare contro le sinistre. In risposta, il PCI venne spinto dalle assemblee internazionali a mobilitarsi nella lotta contro l'imperialismo e l'asservimento dell'Italia alla politica americana.
In questo clima da inizio di guerra fredda, l'UDI fu protagonista della mobilitazione delle donne nella lotta per la pace, anche perché il ricordo del conflitto era ancora molto scottante. Non meno importante era, nell’ambito di questa azione politica, la funzione di propaganda contro la DC: l'attività sfociò nel 1° Convegno nazionale delle donne per la Resistenza a Torino (marzo) e in una Assise nazionale per la pace alla quale intervennero quasi settanta mila donne.
Nel frattempo, la propaganda che la DC portava avanti era mirata a rendere i cattolici gli unici garanti della sicurezza internazionale, moltiplicando le paure che venivano associate ad un probabile avvento dei comunisti usando slogan come: "la cacciata dei preti dalla Chiesa, i russi che sbarcano in Sicilia, i cosacchi che abbeverano i propri cavalli a S. Pietro".
Il 18 aprile, alle elezioni politiche, la DC ottenne il 48%, mentre il 35% andò al Fronte Popolare (PCI e PSI). Luigi Einaudi fu proclamato Presidente della Repubblica e nel 1949 i comunisti ricevettero la scomunica dal Santo Padre.

ALESSANDRA LANOTTE:

Dopo l'introduzione storica abbiamo deciso di invertire l'ordine degli interventi e quindi di ascoltare prima Joyce Lussu, cui seguirà poi Francesca Koch, ed alle sopravvissute, un premio!

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