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JOYCE LUSSU (PARTIGIANA E SCRITTRICE).

Si potrebbe procedere in due modi: io vi potrei fare un racconto, cercando di inquadrare più vastamente il problema, o voi potreste farmi delle domande. Comincio io? Più comodo, vero?
Allora il fascismo: con questo nome comincia in Italia, bisogna vedere perché si chiama così, perché insorge all'improvviso nella nostra vita politica nell'immediato primo dopoguerra. Perché non è che la reazione e il conflitto con le classi subalterne non ci fossero stati prima, anche in forme molto violente: il generale La Marmora aveva sparato sugli operai di Genova, il gen. Bava Beccaris aveva sparato sui contadini siciliani e sugli operai di Torino, queste cose c’erano sempre state. Allora qual'è la novità del fascismo? C'era un grosso avanzamento, alla fine dell’ ‘800 inizio ‘900, delle organizzazioni operaie e contadine, soprattutto contadine visto che l'Italia era scarsamente industrializzata.
Questi avevano ottenuto il diritto di presenza legittima all'interno dello Stato, avevano le loro cooperative, le loro associazioni, i giornali e, dal 1892 in poi, persino i loro rappresentanti al Parlamento. C'era, dunque, già un grosso avanzamento da parte della II Internazionale, che aveva acquistato una presenza legale in Italia così come all'interno degli stati liberali.
La prima guerra mondiale fa avanzare il tipo di proposta che veniva dalle classi subalterne, poichè l'orrore della guerra, il macello assurdo ed inutile, privo di senso positivo per la nazione in generale, fa sì che vi sia un profondo trauma e una rivolta contro i responsabili della guerra. Questo fa aumentare le organizzazioni del mondo proletario. In più insorge un altro fatto, all'interno della prima guerra mondiale, che segna tutto questo XX secolo, ed è la Rivoluzione d’ottobre nel 1917, che è avvenuta nel paese più vasto del mondo "occidentale". Se fosse avvenuta in Guatemala sarebbe stata riassorbita in un momento, ma l'impero degli Zar era il più vasto territorio riunito sotto uno stato, retto da un potere che pareva solidissimo, che aveva fatto tutto: la cultura, le armi, i soldi ed in più era riuscito a tenere insieme un agglomerato di culture e nazioni diverse, con una capacità di repressione tale che perfino nel Caucaso erano riusciti a comprarsi i cosacchi del Don, che si erano prestati a sparare sui loro fratelli.
Insomma erano riusciti a mantenere un ordine, di cui vediamo adesso qualche conseguenza, ad esempio nella vicenda dei Ceceni, che hanno cominciato già dall’ ‘800 ad essere massacrati dal potere centrale. La storia è piena di rivolte, contestazioni, alle quali poi le donne hanno sempre partecipato perché si tratta di movimenti di difesa territoriale, in cui si difende la famiglia, la casa, restando dove si è. Questo però è tutto l'opposto della guerra, quella istituita e mandata avanti dagli stati, dove dalle varie famiglie viene estirpato un membro, generalmente un giovane maschio; viene portato lontano dalla famiglia, dalla cultura, da tutto, in un luogo strano che è una caserma, dove trova tutti maschi come lui, venuti da altre parti a fare una vita molto speciale, completamente scollegata dal quotidiano. Poi viene portato da lì in una trincea nelle Alpi. Cosa ci fa un pastore sardo sulle Alpi? Gli mostrano a 50 metri il nemico e gli dicono: quello -che ha la tua età e probabilmente sarà un pastore come te- ha un altro colore di uniforme e gli devi sparare, e ammazzarlo. Beh, è un'esperienza traumatizzante, no? E' veramente contro natura. Questa è la prima guerra mondiale, guerra tra stati.
L'ultima guerra veramente "tradizionale" per interessi dinastici delle famiglie al comando dello stato, combattuta dalle popolazioni per ragioni a loro del tutto estranee. Questa guerra colpisce molto la coscienza della gente. I movimenti pacifisti dopo il 1918 erano molti di più di adesso! Tutta la gente marciava contro la guerra, in un grande movimento popolare. In più c'era nello sfondo il fantasma della rivoluzione d'ottobre in cui poveri "schiavi" erano riusciti a mettere in ginocchio uno stato potentissimo. Questo aveva creato un panico incredibile tra le classi dirigenti mondiali, che avevano, con la rivoluzione francese, imposto una forma ben determinata e definita di capitalismo imprenditoriale e che navigava verso lo sviluppo della tecnologia, dell'espansione coloniale (nel Congresso di Berlino del 1878 gli stati europei si erano divisi il mondo, le frontiere furono fatte con il righello!). La rivoluzione d'ottobre rompeva tutti questi schemi. Oggi difficilmente ci rendiamo conto di cosa ha rappresentato, dello shock, poichè chiunque aveva un minimo di coscienza politica e culturale, era per la rivoluzione d'ottobre: liberamente insorgevano nuovi valori, speranze, grandi messaggi per le zone della società umana più represse e più violentate. Questo nella borghesia italiana ha fatto nascere l'idea che il vecchio e fatiscente stato liberale, barcollante dal punto di vista amministrativo ed economico, non fosse sufficiente a proteggere i privilegi della classe dominante; ossia non bastavano più i vecchi mezzi di repressione, la "guardia regia", un nuovo corpo di polizia andava creato dopo la guerra.

Insomma, la borghesia armò il proprio piccolo esercito privato, gli squadristi fascisti, che furono lanciati contro le organizzazioni (perfettamente legali) operaie e contadine. Naturalmente, queste classi, che agiscono nella legalità ormai da decenni, si trovarono impreparate alla violenza. Arrivavano squadracce di picchiatori, teppisti, gente in buona parte mandata al fronte a 18 anni a fare esperienza. Così si crea il fascismo, che è semplicemente una forma di squadrismo, ossia terrorismo casereccio: è vero che ammazzano la gente, ma non ha il tipo di organizzazione totale che per esempio avrà il nazismo. Comunque questi ammazzano, bruciano i luoghi perfettamente legali del movimento democratico e ad un certo punto il Re d' Italia, per il quale il terrore della Rivoluzione d'ottobre era addirittura psicosomatico, chiama il capo di questi picchiatori a formare un governo, con un colpo di stato bianco, perché non interroga il Parlamento. Benito Mussolini è fatto cavaliere ed è chiamato a formare il Governo. Mussolini capisce una cosa: la sua banda di picchiatori analfabeti, violenti, non poteva organizzare il controllo sul popolo italiano.
Egli ha quindi bisogno dell'alleanza con una forza tradizionale, con organizzazioni capillari, quale la Chiesa cattolica! Infatti la prima persona che convoca nel suo studio di presidente del consiglio è padre Agostino Gemelli, capo di tutti i cappellani militari con Cadorna, fascista della prima ora, razzista ed antisemita ante-litteram, francescano. Immediatamente gli affida le trattative con la segreteria di stato del Vaticano, che approderanno nel 1929 ai Patti Lateranensi, al concordato tra Chiesa e fascismo.
Allora si innesca questa situazione in Italia, che somiglia a quella di Bava Beccaris e La Marmora, ma è un po' diversa, per esempio nella propaganda: Bava Beccaris se ne frega della propaganda, il fascismo invece vuole essere accettato, vuole dimostrare di essere qualcosa di popolare, moderno, "simpatico". Dato che lo squadrismo non può esserlo, tutta la montatura della propaganda avviene su vecchi miti, quelli della Chiesa o del militarismo che equivale al patriottismo.
Naturalmente il fascismo diventa il “sogno militarista” realizzato in tutta la nazione. Esso riduce un intero stato ad una caserma, ossia ad una organizzazione in cui vigono leggi militari: obbedienza ai superiori, potere assoluto, esclusione delle donne da qualsiasi carica implichi un rapporto con l'intelligenza, repressione nel mondo del lavoro. La situazione dei contadini durante il fascismo diventa veramente terribile: il bracciante perde il posto, oppure la sua paga viene dimezzata, il mezzadro vede aumentare le decime e i diritti feudali dei padroni, non si possono più ricevere prestiti dai padroni.

Cos'è un regime fascista in questo secolo? Fascista è adottare le regole di una caserma in un intero stato! Tutti i fascismi odierni hanno quest'aspetto, tutti quelli dell' America Latina, catto-militari; quelli che si susseguono dal nazi-fascismo in poi. Non ci mettiamo in testa che il nazismo sia una particolare patologia dei tedeschi in un momento storico, perché in realtà il nazismo e il fascismo hanno avuto tali e tante complicità dall'esterno che è stupefacente che non abbiano vinto subito! Pensate all'Europa del 1930: la crisi di Wall Street e della Repubblica di Weimar. Come rimediano gli amministratori di questi due stati al problema del crollo economico? Risolvono il problema dell'occupazione col mandare gli operai nelle fabbriche belliche; Roosevelt lo risolve con l'esportazione delle armi, il cui miglior cliente è Hitler.
Hitler va al governo con il voto degli operai tedeschi perché risolve la loro disoccupazione con altre industrie belliche. E' all'interno di queste guerre che nel 1922 il fascismo si afferma, e a partire dal 1933 anche il nazismo, e questi paesi esportano il loro modello a tutti i governi cattolici (francese, portoghese) o di vecchio stampo (irlandese, regni balcanici). In poco tempo abbiamo in tutto il mondo dittature cattoliche, ad esempio dal Messico in giù; in poco tempo il Giappone occupa la Cina e arriva al nord dell' Australia; il mondo islamico è totalmente strapazzato dai mandati colonialisti.
Nel '38 le grandi democrazie liberali, i capi di questi governi, Chamberlain per l'Inghilterra, Valadier per la Francia, chiedono un colloquio personale e privato con i due dittatori. L'incontro avviene a Monaco. Ora quello che si sono detti non si sa, nessuno era sotto i tavoli per sentire quello che si dicevano, avevano mandato via tutti, anche i segretari, però si sa da ciò che ne è venuto fuori, che in sostanza i grandi rappresentanti delle democrazie avevano detto questo ai due dittatori: “Sentite, voi siete delle nazioni giovani che da poco hanno conseguito la loro unità, non avete ancora un mondo coloniale, avete questo giovanile espansionismo, questa voglia, questa vitalità di allargare anche i vostri confini: noi lo possiamo comprendere però rivolgetevi all'est e noi chiuderemo non solo un occhio, ma tutti e due, e lasciate in pace l'ovest”.
Questo è il succo del discorso; e cosa doveva fare il capo del governo sovietico di fronte a ciò, di cui viene immediatamente informato? Propone allora ai nazisti il "Patto Germano-Sovietico". Perché d'altra parte l'Unione Sovietica si trovava in una pessima posizione: c'erano stati i grandi processi, i grandi massacri indetti da Stalin che aveva ammazzato tutto il suo stato maggiore, il maresciallo Tuchacevskyj e tutti gli altri, per cui l'esercito era distrutto, le industrie andavano malissimo e come potevano reggere all'urto con la Germania Nazista, allora bisognava guadagnare tempo...

INTERRUZIONE:

Scusa Joyce quando vuoi c'è lì un atleta con la mano alzata....

JOYCE LUSSU:

Bene vuoi chiedere su questo. Ma, volevo soltanto dire che il seguito della storia è che Hitler concepisce un tale disprezzo per le democrazie occidentali in seguito a questo colloquio, che immediatamente, invece di andare all'est va all'ovest e inizia la marcia trionfale partendo dall'Austria, ammazza Dollfuss, installa il regime fascista, poi va su, la Cecoslovacchia, poi fino alla Scandinavia, poi l'Olanda, il Belgio,...poi Parigi: i nazisti entrano a Parigi a passo di parata.
Durante tutta questa passeggiata attraverso l'Europa non uno degli eserciti tradizionali, delle istituzioni militari di queste nazioni, ha sparato un colpo di fucile...è stata una passeggiata. Io ho visto i nazisti entrare a Parigi e poi li ho visti entrare a Roma...era un po' troppo, eh! Ma, comunque, a Parigi sono entrati come in piazza d'armi, a passo di parata, con gli stivali lucidi, i bottoni ben lustrati, con le loro camionette e persino la cavalleria per fare bella mostra, a passo dell'oca. Non un colpo di fucile da un cecchino da qualsiasi tetto di Parigi. Sono entrati e si sono installati, servendosi, come servitore, di un grande eroe della prima guerra mondiale, il maresciallo Petain, carico di medaglie, davanti, di dietro, era pieno di medaglie.
Ecco allora, quando noi diciamo, ma come mai i nazisti hanno scatenato tutto questo? Ma chi erano i loro complici, chiediamocelo un momento. Che doveva fare la gente? Che cos'è la resistenza? Ecco, di fronte alla totale incapacità dei professionisti delle armi, d'altronde forniti di armi molto efficienti, che almeno in quella occasione avrebbero dovuto farsi vivi anche se in nessun’altra; ma quando un esercito straniero, con un'uniforme straniera entra nel tuo territorio e impone il suo governo dico: sarebbe il caso di muoversi, ma non si sono mossi. Allora, ‘sti disgraziati di civili, male armati, senza nessuna istruzione tecnica, senza possibilità di avere un'organizzazione, hanno dovuto sostituirsi ai professionisti della guerra. Questa è stata la Resistenza. Uomini e donne civili...

FRANCESCA MARIANI:

Durante le nostre discussioni nella preparazione di questo seminario, noi abbiamo cercato di spiegarci quali fossero le molle che avevano spinto una larga massa di donne ad aderire al partito fascista, volenti o nolenti, comunque c'erano anche le volenti, e noi non crediamo che le donne fossero tutte oggetto passivo di propaganda, ma che alcune abbiano aderito spontaneamente. Nelle nostre riflessioni rintracciavamo una delle cause nel fatto che per una volta tanto si dava alla donna un ruolo ben preciso che era quello della madre, donna della patria...

JOYCE LUSSU:

Io non ho detto niente di simile, tu parti dal principio che le donne abbiano aderito in larga parte al fascismo. Non è vero. Assolutamente questo è falso perché io che ho lavorato nella Resistenza in Francia, in Spagna, in Italia -un po' dappertutto in Europa- ho trovato sempre nelle donne delle collaboratrici alla Resistenza. Chi crollava erano gli uomini, i militaristi, i borghesi delle classi dirigenti, quelli che avevano i soldi da parte, quelli sì crollavano, ma non le donne. Io non ho mai detto che le donne aderirono in larga misura come stai dicendo tu, al fascismo, manco per sogno, non ci aderivano proprio. Infatti io, in tutti quegli anni, di lotta dura, ossia di guerra vera e propria, mi sono fidata sempre delle donne. Io ho sempre lavorato con le donne. APPLAUSO.
Nel mio libro sulla Resistenza ho dato il titolo di ogni capitolo ad una donna, perché erano quelle di cui ti potevi fidare. Di chi non ti potevi fidare? Certamente della classe dirigente di cui le donne poi non facevano parte, perché al massimo erano le mogli. Ma siccome io frequentavo le classi basse, andavo a parlare con i contadini e con gli operai, vi assicuro che le loro donne erano la parte più solidale della Resistenza e della popolazione che era contro il nazismo, in questa grande epopea popolare che è stata la Resistenza in Europa, che è stato un fatto maggioritario.

DOMANDA:

Che dalle donne tu abbia avuto la maggiore risposta non ho dubbi, però le donne che hanno scelto la Resistenza erano donne che avevano già scelto. Il problema è: come mai tante donne hanno risposto al fascismo, come oggi tante donne qualsiasi, qualunquiste aderiscono al "berlusconismo"? E' più questo il problema, perché se non riusciamo a capire poi perché ancora tanta parte femminile è in qualche modo reazionaria, a parte quella che poi sceglie e quindi è senz'altro più forte dell'uomo nella scelta, su questo non ho dubbi.

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