Jun 23 2010
Corridoio Eur Laurentina-Tor Pagnotta-Trigoria
Inizio lavori lunedì 7 giugno 2010
Ne uscirà fuori a quanto pare anche una ciclabile che collegherà la Metro Laurentina e Viale dell’Umanesimo (ang. Via Laurentina).
Jun 23 2010
Inizio lavori lunedì 7 giugno 2010
Ne uscirà fuori a quanto pare anche una ciclabile che collegherà la Metro Laurentina e Viale dell’Umanesimo (ang. Via Laurentina).
Jun 03 2010
Roma è una città il cui orizzonte è funestato da migliaia di cartelloni pubblicitari (abusivi e non) che degradano il paesaggio. In compenso ad esempio al Laurentino 38 non c’è nemmeno una bacheca pubblica dove poter affigere locandine o manifesti e così si attacchina sui muri.
Il grosso del degrado è dato però dai cartelloni che sorgono ovunque e che ormai diventano sempre piu’ colossali come quelli a Via Marinetti.
In questo sito c’è una rassegna di cartelloni del XII Municipio http://www.cartellopoli.com/search/label/XII%20Municipio
May 18 2010
Già eravamo stati a visitare il cantiere della “Nuvola di Fuksas” (Viale Europa ang. Via Cristoforo Colombo) nell’aprile 2008 http://www.tmcrew.org/laurentinokkupato/info/?p=75 Nel vuoto pneumatico della giunta Alemanno e di quello ancora più spinto della giunta Calzetta alla guida del XII municipio il sindaco con la celtica al collo che faceva proclami di spazzare via l’urbanistica marxista, sovietica ecc. da questa città… lo abbiamo ritrovato invece a brindare con l’architetto (senza dubbio marxista) Massimiliano Fuksas per l’evento del sollevamento della copertura della teca della “nuvola”
nota celebrativa tratta da 
http://www.romaeur.it/index.php?id=852
May 17 2010
Per anni sono stati una carrozzeria, poi ne e’ stata sempre impediata la rappropriazione da parte degli ambitanti per realizzarne un centro civico o qualcosa di simile.
In teoria dovrebbero ospitare un Museo che raccolga i ritrovamenti dell’ampia area archeologica circostante ma in realtà sono ormai anni e anni che questi casali sono in stato di abbandono gravissimo e si stanno sgretolando.
Si sta seguendo la logica usata per il Casale Massima (Via Celine) che finche alla fine degli anni 80 era occupato dal Centro Sociale Autogestito era mira e desiderio di tutte le associazioni e di tutti i consiglieri circoscrizionali, poi terminata l’occupazione è invece rimasto abbandonato fino alla situazione in cui si trova oggi pericolante e con il tetto crollato.
Apr 02 2009
tratto da: http://www.abitarearoma.net/index.php?doc=articolo&id_articolo=12460
I portavoce del Comitato: i residenti si uniscano a noi per non permettere la realizzazione di uno dei più pericolosi piani edilizi degli ultimi 30 anni
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Alla luce delle recente bocciatura del Piano Regolatore di Roma da parte del Tar del Lazio, abbiamo incontrato lo scorso 26 marzo i membri del “Coordinamento territoriale STOP I-60”, per ascoltare le loro valutazioni sul progetto, le loro ragioni, all’indomani dell’inizio degli scavi archeologici nell’area di via Grotta Perfetta.“Il coordinamento STOP I-60 nasce nel giugno del 2008, con l’obiettivo di contrastare l’intervento urbanistico I-60, nell’ area tra via Grottaperfetta, via Berto e via Ballarin, completamente indipendente da ideologie e partiti politici, secondo una logica trasversale. Ad entrare a far parte del coordinamento sono stati inizialmente i vari comitati di quartiere, Comitato Forte Ardeatino, Associazione Ottavo Colle, Comitato Ballarin, Ardeatina/Laurentino Vivo e l’Associazione Amici di Nerva, seguiti a ruota da residenti e non.” A parlare sono i membri del coordinamento, durante un incontro dello scorso 26 marzo.
“Fino a questo momento non siamo riusciti ad ottenere più di un paio di incontri con i consiglieri municipali. Il primo lo avemmo con Attanasio, assessore all’urbanistica, la scorsa estate, all’Urban Center di via Odero. All’incontro l’assessore garantì un tavolo di confronto con i cittadini, ribadendoci però l’impossibilità di ritoccare i progetti, visti i vantaggi cui il quartiere avrebbe beneficiato, riconnettendo il tessuto edilizio della zona con quello di via Berto. Fatto salvo per un altro momento durante un Consiglio Municipale, dove fummo presenti ad una votazione su una mozione riguardo il futuro I-60, quello dell’Urban Center rimane l’unico incontro diretto del nostro coordinamento con il Consiglio municipale.”.
In attesa del preannunciato ricorso del Comune di Roma al Consiglio di Stato per il Piano Regolatore, i membri del coordinamento anti I-60 ribadiscono come tra la vecchia bozza e l’attuale elaborazione, vi siano delle sostanziali differenze: “La versione precedente del Piano Regolatore, quella del 2003, è stata successivamente totalmente modificata, a discapito dei cittadini. La bozza recitava testuale:
11. L’attuazione degli interventi edificatori è subordinata alla preventiva o contestuale realizzazione delle opere pubbliche o d’interesse pubblico, con particolare riguardo alle infrastrutture di mobilità, ivi compresi i servizi di trasporto pubblico, interne ed esterne
8. Ai sensi dell’art.15, commi 10 e 11, e dell’art.92, l’attuazione delle Centralità metropolitane e urbane è subordinata alla preventiva o contestuale realizzazione delle infrastrutture ferroviarie (linee metropolitane, altri sistemi in sede propria) previste dal PRG.
11bis.Ai sensi dell’art.15, commi 10 e 11, e dell’articolo 92, la trasformabilità degli Ambiti di riserva è comunque subordinata, alla preventiva o contestuale realizzazione delle infrastrutture ferroviarie (linee metropolitane, altri sistemi in sede propria) previste dal PRG e dal Piano di inquadramento urbanistico di cui al comma 4, ove predisposto.
Questi passi fondamentali sono stati successivamente stralciati, senza nessun apparente motivo, così come è scomparso il vincolo della realizzazione di I-60 alla effettiva messa in opera della metropolitana D. La nostra posizione rimane comunque la stessa: non è concepibile la realizzazione di un quartiere nel quartiere, proseguendo un progetto così sproporzionato, con la sola VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) realizzata nell’ottobre del 2003.”
Punti importanti di valutazione quelli del coordinamento, in funzione della costruttività delle idee emerse dalle recenti assemblee cittadine, come la scorsa del 13 marzo presso la scuola media statale Spizzichino: “Il progetto I-60 dovrebbe nascere su un tratto dell’antica via Laurentina. I primi scavi archeologici hanno mostrato come costruire in quel punto vorrebbe dire radere al suolo dei resti importanti di Roma antica. Per le ragioni finora elencate, abbiamo elaborato anche una serie di proposte alternative, con valorizzazione del luogo (sociale, storica, naturalistica):
* mantenimento dell’area verde con conservazione dello stato attuale e realizzazione di un percorso sportivo attrezzato (stile “percorso salute”)
* sentiero archeologico, con recupero degli antichi tracciati (come mostrano le foto)
* tracciato di collegamento fra il parco dell’Appia antica e l’area verde oltre via Laurentina, con continuità verde che contraddistingua l’area
* mantenimento della funzione agricola con orti urbani
Quindi una serie di idee, elaborate dalla collettività che forma il coordinamento, che sottolineano e confermano come ci sia possibilità e tempo per bloccare questo imprudente progetto, in quanto si è ancora alla fase degli scavi archeologici. L’apertura è quindi totale verso tutti quei cittadini residenti che vogliano sposare questa causa, contribuire sin dal prossimo incontro di domenica 5 aprile con la passeggiata lungo l’area dell’I-60 e il pranzo nel parco del Forte Ardeatina”.
Mar 18 2009
Passato qualche mese gli speculatori tornano a minacciare una delle ultime zone a verde incontaminato che dalla Cecchignola arriva e dovrebbe far parte del Parco dell’Appia Antica
Ecco l’appello tratto da: http://www.ampliparco.org/
VENERDI’ 20 MARZO h 14.00
REGIONE LAZIO
in Via C. Colombo 213
Altre info e rassegna stampa su: http://www.colledellastrega.it/
Mar 18 2009
E mentre si dà il via alla Scatola di Piano, ci si interroga sulla sospensione degli interventi per la mobilità.
La Scatola di Piano prende il via, dopo mille incertezze e modifiche più o meno opinabili, sotto un cielo di polemiche. A quanto pare tutte le opere infrastrutturali, realizzabili anche grazie agli oneri concessori derivanti dalla realizzazione della stessa, a sostegno del quartiere, e soprattutto del Nuovo Centro Congressi, sono sfumate dal bilancio comunale. “Dopo un anno di tira e molla si è deciso che le Torri dell’ex Ministero delle Finanze possono essere demolite per realizzare il progetto di Renzo Piano – dichiara Andrea Santoro, consigliere PD ed ex Assessore all’Urbanistica del Municipio XII – Quel progetto sviluppava 18 milioni di euro di oneri concessori da utilizzare per la viabilità dell’EUR, iscritti nel bilancio del Municipio XII dello scorso anno. Oggi veniamo a scoprire che nè Alemanno, né Calzetta dicono nulla su queste infrastrutture e la cosa più grave è che sono state tolte dallo stesso bilancio comunale. Erano previsti i sottopassi della Colombo con via dell’Umanesimo e viale Europa, che dovevano essere finanziati dagli oneri concessori (8 milioni) derivanti dall’Albergo dei Congressi. Inoltre l’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune, Fabrizio Ghera, ha detto che il Ponte dei Congressi (che avrebbe dovuto collegare la Magliana all’Eur, e quindi la Roma Fiumicino e l’aeroporto al Centro Congressi), non si farà più, ed era un’opera che aspettavamo da vent’anni. Ci saranno quindi trasformazioni urbanistiche impattanti sull’Eur (ricordiamo anche l’Acquario e la Formula Uno, oltre al Centro Congressi) senza alcun intervento sulla mobilità. Se a questo ci aggiungiamo la scelta di cancellare il corridoio della mobilità Eur- Tor de’ Cenci sull’asse pontino, i cittadini devono sapere che da qui a cinque anni non vivranno più all’interno del quartiere. Il Municipio XII – continua Santoro – non ha detto nulla e non dirà nulla. Nel giro di poche settimane sono stati cancellati 76 milioni di euro nel Municipio XII che sono stati messi nel bilancio del Comune di Roma, XII dipartimento, Assessorato ai Lavori Pubblici alla voce “manutenzione viabilità intermunicipale”, cioè verranno “spalmati” per opere su tutta la città. Un vero e proprio scippo. Va bene utilizzare risorse per tutta la città ma così l’Eur rischia di scoppiare”.
Su questi punti la maggioranza replica. Maurizio Cuoci, Vicepresidente del Municipio XII afferma che “le opere non sono state cancellate completamente. Non sono iscritte nel bilancio di quest’anno, ma potrebbero essere prese in considerazione nei prossimi. Non si può dire che gli oneri concessori provenienti dalla Scatola di Renzo Piano verranno “spalmati” per tutta Roma. È ancora tutto in atto, ma il Municipio XII, se si stesse verificando una cosa del genere, se ne lamenterebbe perché vogliamo che vengano create delle infrastrutture con gli oneri concessori. Su quali investire, poi, è un discorso ancora aperto”.
Quindi ci sarà bisogno di uno studio migliore sulle opere da realizzare a sostegno della mobilità, e che potrebbero anche non essere quelle precedentemente indicate. È ancora tutto da vedere, come ci spiega Massimiliano De Iuliis, Capogruppo PdL del Municipio XII: “La valutazione che stiamo facendo è quella di un’analisi complessiva su tutto il quadrante (Eur, Castellaccio e Laurentino in particolare), vedere a quanto ammontano gli oneri concessori e capire bene quali sono le priorità relative alla mobilità. Ragionando per singoli comparti, invece, si rischia di spostare il traffico semplicemente al semaforo successivo. Per quanto riguarda gli oneri concessori, stiamo cercando di “intercettarli” per investirli sul territorio. Vogliamo cambiare rotta su una prassi che vedeva nel XII Municipio una sorta di fabbrica di oneri che il Comune poi spendeva”.
Insomma, queste opere si potranno fare solo dopo un’attenta valutazione, anche economica, come aggiunge Marco Di Cosimo, Presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Roma: “Non siamo sicuri della realizzazione di queste infrastrutture, perché venivano inserite senza una verifica delle possibilità economiche del Comune”. E se il PD ha lanciato il sasso sulla questione, c’è chi, tra i cittadini, afferma che una rivisitazione delle opere da fare non è sbagliata. “Queste opere non sono idonee a risolvere il problema della mobilità dell’Eur – afferma l’Ing. Paolo Ercolani – perché agevolano l’ingresso nel quartiere di maggior traffico veicolare. Esistono soluzioni alternative come il prolungamento della linea B della Metropolitana fino al G.R.A., il potenziamento della linea ferroviaria Roma – Lido e la Metropolitana leggera (o, quanto meno, un sistema di trasporto veloce che connetta il Business District al suo interno e lo stesso Business District con l’Aeroporto e con la città).
Feb 06 2009
In una lettera la ditta che l´ha demolito rivela di averne trovato una gran quantità. È la conferma della denuncia dell´accademico dei Lincei, Annibale Mottana
di Carlo Alberto Bucci (Repubblica)
Il 24 luglio, alle ore17.50, 1800 cariche di tritolo hanno mandato in polvere il Velodromo dell´Eur, sprigionando una nube che ha invaso i palazzi circostanti per alcuni giorni. Ma gli artificieri, gli abitanti del quartiere, i vigili urbani del XII gruppo che presidiarono la zona, i bambini del nido di viale Egeo che in quei giorni andavano a scuola e in giardino per il campo estivo, non sapevano che stava per esplodere una bomba ecologica. Perché l´impianto costruito per le Olimpiadi del 1960 conteneva al momento dell´esplosione molto amianto: il materiale che può provocare il cancro ai polmoni, e non importa – ha sentenziato la Cassazione il 28 novembre 2008 – quanto se ne sia inalato o quanto è stata lunga l´esposizione alla polvere killer.
La conferma dell´allarme lanciato ieri dall´accademico dei Lincei Annibale Mottana, viene dal carteggio intercorso tra la ditta incaricata dello smaltimento del rudere, la Eur spa (proprietaria dell´edificio) e la Asl RMC. È stato proprio chiedendo all´azienda sanitaria di accedere agli atti, che il consigliere del XII Municipio, Matilde Spataro, dei Verdi, si è vista consegnare la lettera datata 22 settembre 2008 nella quale la ditta rivela di aver trovato due tubi di «cemento-amianto» della lunghezza di 25 metri l´uno. È veleno puro, che viene portato via con tutte le cautele. E sono 2000 i litri smaltiti negli impianti autorizzati alla data 29 novembre 2009, come testimonia la lettera attraverso cui l´azienda incaricata produce una mappa con segnati i 7 punti dove è stato trovato l´amianto. Ma nella stessa informativa all´Asl i tecnici ammettono: c´è ancora da cercare nella parte orientale del rudere. «Sono andati avanti a tentoni, capite?», commenta Matilde Spadaro. «Ma quando facevano saltare in aria l´edificio avevano una relazione degli anni Sessanta? Sapevano cosa e dove è stato costruito con l´amianto?».
L´amianto è il pericolo «che noi cittadini temevamo e per questo abbiamo fatto esposti il 13 e il 20 agosto, senza avere risposte, o quasi» spiega Manlio Pasqualini. È l´amianto che l´Eur spa (società per il 90% del ministero delle Finanze, per il restante del Comune) ha sempre detto di aver tolto prima che la dinamite distruggesse il capolavoro progettato da Cesare Ligini: «Al momento della demolizione, il Velodromo – si legge nel sito della società – era privo di ogni traccia di amianto. Due anni fa, infatti, la proprietà aveva proceduto ad eliminarne ogni traccia presente all´interno dell´impianto provvedendo ad un collaudo finale della bonifica effettuata». La società Eur «si riferisce alla bonifica, nel 2006, della centrale termica dell´impianto. Ma evidentemente di amianto ce ne era ancora. Un po´ ovunque» spiega l´avvocato Giuseppe Dante, il cui studio, in viale del Ciclismo, si affaccia proprio sulla montagna di detriti che ogni giorno le ruspe (mercoledì ce ne erano quattro) portano via. Gli operai lavorano senza protezione. Ma l´amianto è stato tolto del tutto?
Il 9 gennaio 2009 la ditta di smaltimento scrive alla Asl e all´Eur spa che «durante tali attività di bonifica sono state rinvenute alcune tubazioni in cemento-amianto murate all´interno della soletta del camminamento del tunnel con entrata lato via della Tecnica». Rimosso l´amianto, la bocca del tunnel è stata interrata. «Mi vengono i brividi – dice Cristina Lattanzi, del comitato Salute e ambiente Eur – se penso che quel tunnel portava agli spogliatoi demoliti nel 2006. Ma quelli, li avevano bonificati?».
(06 febbraio 2009)
Dec 12 2008
Data di pubblicazione: 27.03.2005 – tratto da http://eddyburg.it/article/articleview/1925/0/39/
Autore: Berdini, Paolo
Anche questo articolo, pubblicato sulla rivista Carta nel numero di dicembre 2004, illustra una verità che i mass media non sanno vedere: il degrado delle periferie dipende più da cattiva gestione politica che da errori di progettazione
L’urbanistica liberista è stata alimentata -al pari di altri segmenti del pensiero neoconservatore- di un forte impianto ideologico. Il principale di questi attributi è consistito nell’attribuire al piano urbanistico i vizi di rigidità e di scarsa aderenza al mercato. Solo l’iniziativa privata poteva avere gli strumenti per rendere realizzabili interventi altrimenti destinati al fallimento proprio per il vizio d’origine, e cioè quello di derivare da una matrice pubblicistica. Il caso che illustriamo dimostra finalmente che il re è nudo e che il castello di bugie su cui era costruita l’urbanistica contrattata si è dimostrato soltanto il modo più efficace per abolire qualsiasi discussione nella società e far trionfare la proprietà fondiaria.
Dec 11 2008
Pubblicato su L38 Squat Info #10 (dicembre 2008)
“L’ attentamente sorvegliato tempio del consumo è un’ isola di ordine, libero da mendicanti, sfaccendati e malintenzionati- è questo quanto ci si aspetta. Le persone non si riversano in questi templi per parlare e socializzare. Qualsiasi compagnia possano desiderare (o siano disposte a tollerare), se la portano dietro così come le lumache si portano appresso la propria casa.”
“L’ attentamente sorvegliato tempio del consumo è un’ isola di ordine, libero da mendicanti, sfaccendati e malintenzionati- è questo quanto ci si aspetta. Le persone non si riversano in questi templi per parlare e socializzare. Qualsiasi compagnia possano desiderare (o siano disposte a tollerare), se la portano dietro così come le lumache si portano appresso la propria casa.”
Pomeriggio di fine Luglio.
Da circa un mese, all’incrocio tra via Cristoforo Colombo e via dell’ Oceano Pacifico, è aperto il centro commerciale Euroma 2. Rullo di tamburi e trombe squillanti per l’annuncio del nuovo complesso del consumo più grande d’ Europa (una cosa già sentita…). I numeri di certo non mancano: circa 240 negozi e 40 punti di ristorazione. Il giorno della sua inaugurazione masse di consumatori attratti dalle sue luccicanti vetrine hanno mandato in paralisi il traffico locale. I negozi più accattivanti, come per esempio Trony, sono stati letteralmente presi d’assalto: su Youtube hanno messo un video intitolato “Follia a Euroma 2”. Alcune immagini comparse il giorno seguente su alcuni blog mostravano la gente che non riusciva nemmeno a muoversi, ma nonostante questo le facce ritratte erano tutte sorridenti. Potenza dell’ipnosi delle merci.
A bordo del mio motorino, percorrendo la Colombo prima di imboccare la Pontina, mi ritrovo all’ altezza di questo nuovo tempio del consumo.